Padiglione femminile, disegno di Sophia Hayden Bennett architetta nel 1893 a Chicago

Architetta | Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana

Sophia Hayden è considerata da molti la prima professionista in architettura del mondo, laureata poco dopo Signe Hornborg. Diatribe a parte su chi sia davvero la prima, lei di sicuro è la prima architetta del continente americano, laureatasi presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT). L’ho conosciuta la prima volta durante gli studi universitari, nominata di sfuggita in una riga del mio libro di Storia dell’architettura.

Chi era Sophia Hayden?

Sophia Hayden era di madre cilena e padre americano ed è stata, forse inconsapevolmente, una paladina dell’emancipazione femminile in un settore molto chiuso alle donne, da sempre. E come molte donne, per ricevere un plauso ha fatto cose straordinarie: si è laureata con un anno di anticipo rispetto ai colleghi maschi, con una menzione speciale di laurea.

Architetta | Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana
Nel 1888 il gruppo di studentesse di architettura al MIT. Sophia Hayden è la prima a sinistra.

Tuttavia, fuori dal contesto scolastico fatica a trovare impiego presso uno studio e così, come accade a molte donne ancora oggi, si dedica all’insegnamento e cerca di lavorare in proprio. La sua carriera ha una svolta incredibile con la sua partecipazione e la vittoria al concorso per la progettazione del Woman’s Building per la World’s Columbian Exposition del 1893 a Chicago, concorso aperto alle sole donne architetto.

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Il progetto

Il progetto piace, ma vi sono numerose difficoltà da affrontare, al di là di quelle connesse con la realizzazione. Prima di tutto bisogna ricordare come la paga prevista fosse inferiore di 10 volte rispetto a quelle proposte ai colleghi architetti per gli altri padiglioni nella medesima Expo.

Architetta | Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana
Immagine da University of Maryland Digital Collections

In secondo luogo vi sono le difficoltà date dalla direzione lavori. E’ convenzione (ancora oggi) che il progettista sia anche il direttore dei lavori, in quanto rappresenta il migliore candidato a vigilare sulla corretta esecuzione rispetto alle idee sulla carta. Tuttavia nel 1893 l’idea di trovare una donna in cantiere a pensare dettagli esecutivi e coniugare aspetti formali e strutturali era davvero inconcepibile. Le viene affiancato Daniel Burnham, che per brevità possiamo definire un archistar dell’epoca.

Architetta | Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana
La commissione di progettisti uomini per Expo. Daniel Burham è il terzo da sinistra.

Un altro aspetto fu che si venne a contrapporre la commissione dell’Expo, tutta composta da uomini, e la commissione femminile che si era occupata del padiglione femminile. In mezzo Sophia Hayden. La commissione maschile infatti preferì ridurre l’apporto di Sophia alla mera decorazione, facendo apportare numerose modifiche traendo a giustificazione una sua ipotetica mancanza di capacità tecniche. Ma la commissione femminile aveva già destinato la decorazione all’artista Mary Cassatt.

Architetta | Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana
Immagine da Encyclopedia Britannica

Il progetto le vale quantomeno una buona fama internazionale, in Europa viene fortemente applaudita. Ma le critiche che accompagnano l’intero processo realizzativo, che cercano di relegarla a sola decoratrice e non architetta, non le permettono di avanzare come forse aveva sperato.

Il matrimonio

Dopo la demolizione del padiglione che, come accade in molte Expo, era temporaneo, prosegue la sua carriera in ambito scolastico. Nel 1900 convola a nozze con l’artista William Blackstone Bennett, per il quale molla tutto e si ritira definitivamente a vita privata, diventando Sophia Hayden Bennett.

Ritratto di Sophia Hayden Bennett, la prima architetta americana e progettista del Padiglione Femminile a Chicago nel 1893
Ritratto di Sophia Hayden | Immagine da Johnson, Rossiter A History of the World’s Columbian Exposition Volume 1 – Narrative. D. Appleton and Co., 1897.

Come molte donne dell’epoca aveva due scelte da affrontare. Una carriera di eccellenza che l’avrebbe resa rispettabile o un matrimonio. Dopo aver provato a percorrere la vita dell’architettura, rinuncia per le troppe pressioni e, dopo il matrimonio, di lei non sappiamo più nulla. Il suo sforzo le è valso comunque il riconoscimento nella Storia dell’architettura, ma avrebbe sicuramente potuto lasciarci ancora di più, con il suo stile fortemente influenzato dal Rinascimento italiano.

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