3 opere di Herzog & de Meuron che hanno cambiato la mia prospettiva di architetta

3 opere di Herzog & de Meuron che hanno cambiato la mia prospettiva di architetta

Architettura e arte rappresentano due discipline profondamente connesse e non di rado assistiamo a sconfinamenti e scambi di ruolo tra artisti e architetti. Tra questi ultimi lo studio svizzero Herzog & de Meuron sembra aver instaurato un sodalizio duraturo e profondo con il mondo artistico. Non solo per i numerosissimi progetti di spazi per l’arte – dalla Tate Modern, al recente Songeun Art Space, passando per il Caixa Forum o il De Young Museum, solo per citarne alcuni – ma soprattutto per le collaborazioni con artisti all’interno dei loro lavori.

Collaborare con un artista semplicemente aggiunge un’altra dimensione. Sono maggiormente abituati a occuparsi delle superfici rispetto agli architetti e noi cerchiamo di avere un approccio radicale riguardo a questo aspetto nei nostri progetti. È praticamente inevitabile che arte e architettura si intreccino.

Jacques Herzog

Oggi vi svelo 3 (+1) progetti in cui Herzog & de Meuron hanno mixato architettura e arte!

La fabbrica e magazzino Ricola a Mulhouse (1992-93)

Un edificio a pianta libera, un semplice parallelepipedo, la cui particolarità risiede nel considerare la facciata come uno strumento di comunicazione, capace di ricreare atmosfere differenti. Sui pannelli di policarbonato è impressa, attraverso un processo di stampa serigrafica, un’achillea del fotografo tedesco Karl Blossfeldt. I pannelli, a tamponamento dei due fronti principali dell’edificio, creano schermi di foglie ripetute che filtrano la luce del sole e si illuminano dolcemente di notte.

3 opere di Herzog & de Meuron che hanno cambiato la mia prospettiva di architetta

L’inquadratura precisa di Blossfeldt e l’uso dell’ingrandimento conferiscono ai suoi scatti una dimensione scultorea che moltiplicata sulla facciata dell’edificio ricorda un fregio architettonico. Al tempo stesso la texture serigrafica rimanda all’effetto di una cortina tessile che gioca con la luce e smaterializza il confine tra interno ed esterno.

La biblioteca della Fachhochschule a Eberswalde (1994-99)

Se nella fabbrica a Mulhouse l’elemento artistico si riduce a una scelta estetico-concettuale da parte dei progettisti, nella biblioteca a Eberswalde, in Germania, il coinvolgimento dell’artista assume una dimensione più matura. Realizzato solamente a distanza di pochi anni, qui Herzog & de Meuron lavorano nuovamente su un edificio dalla geometria rigorosa e solida in cui è la pelle a giocare il ruolo del protagonista. Le facciate sono composte dalla successione in orizzontale di pannelli in cemento e in vetro su cui sono serigrafate immagini collezionate dal fotografo Thomas Ruff. Una raccolta di soggetti differenti provenienti da libri e riviste e conservati come un diario personale dall’artista tedesco. Un catalogo da cui lo stesso Ruff ha selezionato le rappresentazioni più significative e le ha ricomposte in strip lineari lungo tutta la facciata: visioni del mondo che parlano di storia, cultura e scienza. “Cortometraggi” che si rivelano a chi cammina attorno all’edificio.

3 opere di Herzog & de Meuron che hanno cambiato la mia prospettiva di architetta

È con l’artista cinese Ai Weiwei, tuttavia, che Herzog & de Meuron hanno costruito il legame più proficuo. Dopo i lavori in Cina il trio si è confrontato con un’icona dell’architettura contemporanea: il padiglione estivo della Serpentine Gallery a Londra, che ogni anno viene affidato a un progettista differente. Un padiglione in cui l’ossessione per l’archeologia e le tracce del passato di Ai Weiwei si sposa con l’uso ardito dei materiali e la tendenza a creare spazi sensoriali di Herzog & de Meuron. Uniti dall’intento comune di generare uno spazio pubblico, una piazza per la cultura e il dibattito. Così uno scavo di circa un metro e mezzo di profondità rivela le tracce – cavi, fondamenta, frammenti – degli 11 padiglioni precedenti; il tutto realizzato in sughero, materiale sostenibile, che coinvolge differenti sensi e rimanda percettivamente agli scavi. A copertura, una vasca circolare raccoglie l’acqua piovana e la convoglia nella falda acquifera che si cela sotto al parco, rivelandone questo lato nascosto.  

Il Carnevale di Basilea (1978)

D’altronde il legame con l’arte ha rappresentato sin dagli esordi un elemento connotativo del duo svizzero. Risale al 1978, lo stesso anno in cui è stato fondato lo studio, la realizzazione di uno spettacolo di Joseph Beuys in occasione del carnevale di Basilea. Un’occasione “estremamente importante”, come la definirà Jacques Herzog, per due giovani architetti neolaureati di entrare in contatto con una delle figure più carismatiche del mondo culturale di quel periodo e aprirsi alla dimensione artistica.

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