Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell

Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell

Le curatrici della Biennale dell’Architettura 2018 sono loro: Shelley McNamara e Yvonne Farrell, note al mondo come Grafton Architects, il nome dello studio di progettazione che hanno fondato nel 1978. Sono le prime architette note “in coppia” (non in senso sentimentale) e della loro vita privata si sa pochissimo. Ho avuto la fortuna di ascoltare durante un incontro privato con la mia “classe” all’Università e hanno decisamente contribuito alla mia consapevolezza come donna nell’architettura.

Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell
A sinistra Yvonne Farrell, a destra Shelley McNamara.

Influenze e primi anni

Yvonne Farrell e Shelley McNamara si sono laureate entrambe in architettura nel 1974 alla UCD, l’università di Dublino. Da compagne di scuola a colleghe il passo è stato davvero breve e nel 1978 hanno aperto i battenti del loro studio di progettazione Grafton Architects: il nome Grafton infatti deriva proprio dalla nota via della capitale irlandese. All’inizio la produzione è stata esclusivamente locale e solo nell’ultimo decennio sono riuscite ad imporsi nel panorama internazionale

Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell
I pieni e vuoti dell’università di Lima.

Le ispirazioni per i loro progetti sono prevalentemente femminili: Eileen Gray, Flora Ruchat-Roncati, Lina Bo Bardi, Anna Heringer, Carme Pinos e Zaha Hadid. Il loro stile non segue una precisa corrente ed è scevro da etichette, tuttavia caratterizzato da una forte valenza plastica dove materiali, forme e superfici hanno una fondamentale importanza, come nel caso del progetto dell’Universidad de Ingeniería y Tecnología a Lima.

Università Bocconi di Milano

Questo progetto, l’unico in Italia per ora, è stato il vero motore della loro fama. Completato nel 2008 è ad oggi uno degli edifici più famosi di Milano, meta non solo scolastica ma anche di spicco per tutti gli appassionati di architettura. Ha vinto infatti tantissimi premi, tra cui il World Building of the Year Award nel 2008.

Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell
Il prospetto principale dell’Università Bocconi.

Una grandiosa finestra sulla città, che riempie un vuoto urbano e completa l’andamento dell’intero isolato. Le Grafton qui hanno pensato ad un luogo di scambio, fatto di pieni e vuoti e doppie altezze: volumi verticali ed orizzontali, che si intersecano tra loro e scendono fino all’Aula Magna. I materiali principali sono vetro, pietra e cemento.

Architetta | Le Grafton Architects: Shelley McNamara e Yvonne Farrell
Lo scontro-incontro tra i volumi, all’Università Bocconi.

Biennale dell’architettura di Venezia 2018

Ad oggi entrambe sono docenti alla UCD e hanno collezionato, assieme, numerose menzioni e premi. Per esempio il Riba Royal Gold Medal nel 2016 e il Premio Mies Van der Rohe. Sono state le prime architette ad essere elette nell’Aosdana, il più prestigioso circolo sull’Arte in Irlanda. E naturalmente, le Grafton Architects sono le curatrici della Biennale dell’architettura di Venezia 2018, per la seconda volta nella Storia al femminile. Inutile dire che questa Biennale è molto attesa, soprattutto per il forte attaccamento al concetto di “architettura” nella sua più intriseca accezione.

Pritzker 2020

Nel 2020 lo studio ha ricevuto il Premio Pritzker, considerato universalmente come la massima onoreficenza alla carriera nel settore architettura. Sono le quarte a riceverlo, dopo Zaha Hadid, Kazuyo Sejima di SANAA e Carme Pigem di RCR Arquitectes.

Scopri i loro progetti nella monografia “Grafton Architects” di Robert McCarter e sfoglia la Moleskine dedicata “Grafton architects. Inspiration and process in architecture“.

E non dimenticarti di lasciare un cuoricino! 😉
6 comments
  1. Siamo all’inizio di un cambiamento, sicuramente, e per quanto mi
    riguarda -sono una donna architetto- la parola architetta mi risulta
    tremendamente sessista, anche se sono consapevole del fatto che dovro’
    semplicemente abituarmi. Una parte di me si mette in discussione e
    prende atto del cambiamento, forse necessario, e lo comprende. Una cosa
    che non comprendo invece e’ la scelta della fotografia a corredo
    dell’articolo, che enfatizza sulla discriminazione della famigerata
    unica donna presente alla festa dei grandi architetti vestita da
    lavandino, mentre gli altri sono vestiti da edifici. La trovo una scelta
    non corredata da spiegazioni e piuttosto offensiva nei confronti della
    donna stessa, la quale magari voleva proprio vestirsi da lavandino, e
    non ci vedo nulla di strano, quella festa fu abbastanza assurda! Una
    seconda cosa che non capisco e’ che se vogliamo veramente slegarci dalla
    percezione sbagliata del nostro genere e vogliamo essere prese per
    quello che siamo, ovvero delle professioniste, non voglio leggere “Dire “archi-tetta”
    può causare un diffuso rossore sulle guance. Ma… Alle donne dona questo
    rossore, ci fa apparire carine e in salute!” ecco, questa frase mi fa
    incazzare, perche’ la dobbiamo smettere di parlare solo di rossetti e di
    essere carine, porcocane stavamo parlando di donne architetto, di
    architette e mi vieni a dire che se mi imbarazzo sono piu’ CARINA? Uff,
    mi fa veramente fatica. Una terza cosa, e ultima, riguarda la biografia
    dell’autrice dell’articolo: per quanto mi renda conto che non stiamo
    scrivendo su riviste professionali, non mi puoi dire che sei
    un’architetta, un’imprenditrice e che pero’ adori gli “Animali Pucciosi”
    perche’ di nuovo anche qui mi cadi nello stereotipo di genere che
    onestamente mi ha rotto le scatole.

    1. Ciao Carpazia 🙂

      Allora prima di tutto mi fa molto piacere che questo articolo sia per te uno spunto di riflessione e discussione. Veniamo alle tue “incazzature”:

      1) La scelta dell’immagine del ballo del Beaux Arts riprende un discorso sulla mancata partecipazione (non per scelta) delle donne nel mondo dell’architettura fallica americana, come scrive Rem Koolhaas nel suo saggio Delirious New York. Ti invito a leggerlo e ad approfondire, perchè Edna Cowan viene in questo contesto sessualizzata in maniera molto maschilista.
      2) La frase che mi cita è seguita dalla parola “scherzavo”.
      3) Forse ti è sfuggita la mia biografia completa. AnimaliPucciosi.com è un progetto che, con un collega, ho avviato dal 2015 e tratta di architettura e design su misura per animali domestici.
      3bis) Ritengo in realtà di essere libera di scrivere quello che voglio nella mia biografia e sul mio sito 🙂

      A presto!

      1. Gentile Violetta, premetto che questo non vuole essere un’attacco alla tua persona, e sostengo la tua completa liberta’ di scrivere quello che vuoi, come del resto sto facendo io, e gia’ per il solo fatto che tu porti in prima persona questo genere di discussione trova il mio sostegno piu’ completo. Quello che mi chiedo e’ cosa dobbiamo fare oggi per affermare noi stesse -in un mondo sicuramente dominato dai colleghi maschi- senza scadere in tutti quegli stereotipi della donna vittima di un cattivo mondo maschile che abusa di loro indiscriminatamente. E’ qui secondo me che dobbiamo cominciare a lavorare, senza chiedere “permesso, scusi e mi dispiace” e fare un po’ piu’ come cavolo ci pare, senza tutto questo ridondante vittimismo che ormai fa piu’ ridere che altro. Secondo me apprendere quelli che tu chiami “atteggiamenti maschili” sarebbe una cosa molto salutare, anche perche’ stiamo parlando di imparare a farci rispettare, ad essere assertive e professionali. Non sai quante colleghe ho visto utilizzare “atteggiamenti femminili” per ottenere qualcosa, e non mi riferisco alla mercificazione del sesso, quanto al porsi loro per prime in una posizione subalterna. Spero di non essere fraintesa, io sono una sostenitrice della causa femminile, ma spesso vorrei che le donne in generale, e specialmente quelle che praticano mestieri tecnici avessero loro per prime una salda e onesta fiducia nelle loro capacita’. Per quanto riguarda la povera Edna Cowan continuo a pensarla come una trovata molto ironica di una donna molto intelligente! E infine Animali Pucciosi. Da lettrice superficiale quale sono, anche rileggendo adesso, non si capisce che si tratta di un tuo progetto di design. Per concludere, credo che i confronti su temi come questo che hai trattato tu siano necessari e troppo rari per quanto mi riguarda. Daro’ un’occhiata piu’ approfondita al tuo sito, e ancora complimenti per tutto qullo che stai facendo.

  2. La cosa mi fa sorridere… anche perchè ricordo perfettamente un giocoso “tour” organizzato da alcuni studenti quasi laureandi, il primo giorno del corso propedeutico al test di ingresso (a quel tempo c’era ed era selettivo… taaanti anni fa!)… allora c’era un piccolo tunnel che passava dalla Nave a … non ricordo bene quale altro edificio… fatto sta, che secondo i goliardici Alumni, il soffitto era rigato perchè gli ingegneri (maschi) tornavano verso gli edifici di ingegneria dopo l’incontro con le archi-tette dotati di corna 🙂 . Spero solo che non si decida di aggiungere al vocabolario anche “ingegnera”, non mi suona per niente bene e non ci tengo particolarmente!

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