#ChiediamoloA Chiara Corio e l'arte del collage

#ChiediamoloA Chiara Corio e l’arte del collage

Ho incontrato il lavoro di Chiara Corio per caso e me ne sono subito innamorata. L’arte del collage è abilità di pochi ormai, il lavoro manuale è prezioso: lei è un’artista che realizza soggetti in due e tre dimensioni. “Donne ritagliate nel nostro tempo” e “Stanze dove abitare la mente e il cuore”. Giornalista photo editor con la passione per le piccole cose, ha creato My Best Half: un mondo personale dove si rifugia per ore e da cui ne esce vittoriosa con collage meravigliosi e senza tempo.

#ChiediamoloA Chiara Corio e l'arte del collage

Chiara Corio in un suo autoritratto.

Partiamo da te, com’è nata questa tua passione per il lavoro manuale e l’arte del collage? Si sono sviluppate assieme o sono due passioni che si sono incontrate ad un certo punto?

Da bambina all’asilo mi fecero imparare a costruire piccoli oggetti con materiale povero e mia madre fu una grande sostenitrice di varie tecniche manuali, fra le quali appunto il collage. Da che ricordi è sempre stato da allora a oggi, un gran sperimentare e soprattutto un gran mescolare diverse tecniche: ritagli e strappi da giornali, fiori secchi, stoffe. L’arte del collage costringe l’esecutore e l’osservatore ad entrare nell’immagine e riflettere. Ha un gran fascino!

Da cosa trai le tue ispirazioni quotidianamente?

Da tutto! Per quanto riguarda i soggetti ho ben chiaro chi voglio raffigurare. Il ‘come’ è dato da un miscuglio di sensazioni e input di suoni colori, natura, incontri di varia umanità.  Per me  è essenziale l’osmosi tra la mia professione (sono una giornalista-photo editor) e la mia ispirazione artistica. Mi aiuta la conoscenza dell’ arte e della  comunicazione visiva, gli studi sul colore e la percezione. Ma riesco a definire quello che realizzo solo nel mentre lo realizzo, è tutto molto intuitivo e poco progettato. L’arte-fatto è un divenire.

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“La stanza degli sposi”

L’arte del collage è una tecnica artistica nata nel 1900, che in italia ha visto il suo boom con il concetto di “decollage” di Mimmo Rotella: che caratteristiche tecniche hanno i tuoi ARTEfatti?

Nonostante sui libri troviamo la definizione legata al primi decenni del ‘900, i primi esempi di  collage si ebbero in Cina e Giappone molti secoli fa. Io sono solo un’artigiana: attraverso i miei ritratti sperimento l’accostamento di vari materiali, riciclando spesso materiali di uso comune, anche se non necessariamente poveri. L’impiego di materiali molto diversi fra loro implica ‘sfide di co-esistenza’ sulla tela o cartone o plastica, piccole sfide il cui superamento, la realizzazione finale, è motivo prima di grande divertimento e prove d’ingegno, poi soddisfazione. Per me l’importante è la restituzione all’osservatore di un tema attraverso la materia, senza grandi pretese o velleità  artistiche.

I materiali che utilizzi da dove vengono? Corrispondono all’oggetto e alla funzione che devono rappresentare oppure sono scelte dettate più da cromia o casualità?

Negli anni ho frequentato molti corsi di tecniche diverse, che ho unito poi al lavoro a maglia, uncinetto, origami, taglio della carta, essicazione di piante. per realizzare, a esempio, i mobili delle Stanze e gli accessori ho imparato a tagliare il legno e ad usare la pialla con il vetro. Costruisco minuscoli libri con filtri di sigaretta o  sedie in stile Mackintosh coi fiammiferi. I tappi delle medicine diventano abat-jour, le plastiche da confezione possono essere finestre molto originali. Non mancano certo i campionari di stoffa, piastrelle , metalli, collane smesse , fodere rotte, fili elettrici… Ho addirittura un “baule delle meraviglie”!

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“Amy ha un dubbio”

A volte i materiali corrispondono all’oggetto, a volte vanno reinterpretati. L’importante è vederne il possibile impiego e la magia della trasformazione. Insomma per realizzare un bidet d’ inizio ottocento l’involucro di un cioccolatino è stato fondamentale!

Realizzi ARTEfatti di stanze e di donne. Parliamo prima delle stanze, che sono molto variegate tra loro: cosa intendi per “stanza”?

Stanza, un luogo dove abitare la mente e il cuore, ovvero la coscienza e il sentimento della persona. La Stanza è una microinstallazione, un diorama, che ambisce a rappresentare la personalità di chi me la richiede. Ma la coscienza delle persone è anche collettiva e quindi realizzo anche stanze a tema sociale: “Basta!”, un’opera sul femminicidio, la “Cucina degli incontri”, “PrimaDonna”.

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“Primadonna”: un palcoscenico dove si incontrano le donne che hanno fatto la storia del cinema.

Lo spazio privato è il filo conduttore tra le tue “stanze” e le “donne”: come si collegano questi due temi tra loro per te?

Sono in pratica delle visualizzazioni dei luoghi dell’intimo.  Mi sono resa conto, a posteriori, che forse il vero comune denominatore è il desiderio di cogliere l’essenza della persona per mostrarla e contemporaneamente metterla in protezione, al riparo.

Infine, ma non meno importante, le donne: raccontaci perché scegli di dare a ritagli di donne una seconda chance artistica.

Le donne che scelgo di rappresentare come “Donne ritagliate nel nostro tempo”, sono donne che hanno influito e contribuito positivamente alla nostra civiltà, attraverso campi di competenza diversi oppure bistrattate malamente dalla vita e dalla Storia, che meritano di essere riscattate e conosciute per il loro valore.

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“Wislawa, figlia del secolo”

I ritratti di donne che mi vengono commissionati vengono invece realizzati attraverso la conoscenza che ho di loro, quando possibile incontrandole, altrimenti attraverso i racconti di chi me le richiede. Difficile spesso, ma appagante poi quando poi ricevo i commenti delle destinatarie, dei soggetti del quadro. Diciamo che fino ad ora è andata stra-bene!

Ami l’arte del collage? Ecco qualche info utile sul lavoro di Chiara Corio:

My Best Half

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