Jenny Holzer: quando le parole e la luce si trasformano in arte

Spesso usiamo la frase “l’arte di saper scrivere” riferendoci unicamente a scrittori, giornalisti o sceneggiatori…  eppure alcuni artisti hanno deciso di prendere alla lettera questo motto, trasformando le parole in arte. Tra loro possiamo certamente annoverare Jenny Holzer, artista visiva americana che ha fatto delle parole il suo medium prediletto, invadendo strade, edifici, piazze e musei.

Jenny Holzer: quando le parole e la luce si trasformano in arte
Jenny Holzer, Projections, Siena, 2009 – courtesy of the artist

Attivista e femminista, Jenny Holzer ha da sempre sviluppato progetti all’interno dell’arte urbana e dell’arte pubblica, con affissioni e installazioni dal carattere affascinante e provocatorio. Frasi e slogan dal forte impatto comunicativo ed emotivo, declinati su supporti differenti. Dalla primissima serie Truism (realtà ovvie) degli anni Settanta, testi in stampatello nero su fogli bianchi affissi abusivamente negli spazi urbani di Manhattan, alle incisioni su lastre cimiteriali o panchine in pietra, sino all’utilizzo di ledwall e videomapping. Filo conduttore di tutte le sue opere è l’utilizzo di parole e messaggi legati alla sfera del sociale e della collettività.

Le installazioni di Jenny Holzer diventano uno strumento per attivare e coinvolgere lo spettatore, comunicando concetti e idee che colpiscono sia sul piano individuale sia su quello collettivo. Opere che si inseriscono in una dimensione universale e globale, ma anche capaci di attingere dalla storia e dalla memoria dei luoghi che le ospitano. Come nella mostra realizzata nel 2017 al Blenheim Palace in Inghilterra, in cui le tematiche di potere, conflitto e guerra si confrontano con la storia militare e politica del Palazzo.

Jenny Holzer: quando le parole e la luce si trasformano in arte
Jenny Holzer, Truism, anni Settanta – courtesy of the artist

La realizzazione di grandi installazioni luminose a led, anticipate negli anni Ottanta dall’uso dei ledwall presenti nelle piazze delle città ed evolute nelle videoproiezioni sugli edifici, consacra il lavoro della Holzer e lo caratterizza negli ultimi quarant’anni. Messaggi di luce, proprio come le luminarie di Marinella Senatore di cui vi ho raccontato qualche tempo fa.

Merita una menzione particolare, per il connubio arte-architettura, l’installazione site-specific realizzata all’interno del Museo Guggenheim a New York. Light line è stata proposta la prima volta nel 1989 e reinterpretata la scorsa primavera 2024, in occasione della sua mostra personale. Un’unica insegna led (all’epoca della prima esposizione era considerata la più lunga al mondo) che percorre l’iconica spirale progettata da Frank Lloyd Wright, avvolgendo l’ambiente con parole ed effetti luminosi. Un’opera che ripercorre la carriera di Jenny Holzer, riproducendo alcune delle sue frasi più incisive: da Private property created crime a Raise boys and girls the same way.

Jenny Holzer: quando le parole e la luce si trasformano in arte
Jenny Holzer, Light line al Guggenheim Museum, 2024 – ph. Hakim Bishara/Hyperallergic

E in Italia? Sono moltissime le città che hanno ospitato installazioni e mostre dell’artista statunitense e alcune importanti scenografie urbane, in particolare, sono state invase dalle sue Projections degli anni Novanta. Proiezioni allo xeno che hanno trasformato la facciata di Castel Sant’Angelo a Roma o alcuni edifici della laguna Veneziana in suggestivi schermi a cielo aperto. Interventi mutevoli e inaspettati, che giocano con le forme architettoniche, con la matericità delle superfici o con il riflesso dell’acqua creando un effetto mistico e dalla forte potenza espressiva.

“Mi ha improvvisamente cambiato l’enfasi delle mie opere.
Era come avere la voce dell’autorità che diceva qualcosa di diverso da quello che direbbe normalmente”

Jenny Holzer: quando le parole e la luce si trasformano in arte
Jenny Holzer, Projections, Venezia, 1999 – ph. Attilio Maranzano

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