Ai Weiwei rappresenta uno dei più influenti artisti cinesi del nostro secolo, capace di unire il fare arte con l’attivismo politico e l’impegno sociale. Un vero e proprio fenomeno culturale su scala mondiale che attinge dai più svariati linguaggi della sfera creativa – scultura, architettura, design, scrittura, fotografia e cinema – per affrontare e denunciare le criticità del mondo contemporaneo.
“Nel mio lavoro non faccio distinzioni tra categorie […] preferisco vederlo come un insieme unitario, per evitare di essere incasellato in una determinata identità”
Sebbene l’artista non abbia mai studiato architettura gli scambi con la disciplina sono una costante del suo operato e assumono forme diverse: dalle sculture ambientali alle installazioni site-specific, passando per la co-progettazione di edifici e padiglioni, la curatela di interventi urbanistici e la documentazione di trasformazioni a scala urbana.
Ecco qui una piccola selezione delle opere “architettoniche” di Ai Weiwei.

Forever bicycles
Realizzata per la prima volta nel 2011 utilizzando 1254 biciclette – nel 2013 diverranno 3144! – è un’installazione di 16 metri di lunghezza per 9 di altezza. Se nel ready-made di Duchamp, suo riferimento artistico, la bicicletta rappresenta semplicemente un oggetto prefabbricato, nell’opera di Ai Weiwei assume il ruolo di un simbolo della cultura cinese: il mezzo di trasporto più diffuso e popolare, rappresentazione della possibilità di muoversi liberamente e dell’operosità dell’individuo. Qui tuttavia i telai Yong Jiu – maggior produttore cinese di biciclette il cui nome significa “per sempre”… “forever” – vengono riassemblati e cristallizzati in una composizione fissa a simboleggiare il mutato contesto sociale, la produzione di massa, la ripetitività del lavoro umano e la perdita di libertà.
Remembering
Il 2008 segna il suo passaggio esplicito all’attivismo politico. Dopo il devastante terremoto nel Sichuan, l’artista pone l’attenzione sulle numerose scuole crollate a causa delle carenze costruttive e sui 5.219 bambini morti nei crolli, formando un gruppo di “ricercatori” chiamati a intervistare le famiglie delle vittime in risposta al silenzio e alla censura che lo Stato stava attuando in merito. Ne nasceranno una serie di lavori, tra cui il più significativo viene realizzato sulla facciata del museo Haus der Kunst di Monaco.

Remembering, realizzato con 9000 zainetti, compone sull’intero prospetto dell’edificio la frase in cinese “Lei ha vissuto felicemente per 7 anni”, riprendendo le parole di una delle madri intervistate. Un’opera di arte pubblica che interagisce apertamente sia con i visitatori, obbligati ad attraversarla per entrare, sia con i cittadini che vi passano accanto. Un emblema della dimensione umana della tragedia e una denuncia della corruzione costruttiva nel Paese. Una dimensione ambientale che tornerà diverse volte… come gli indimenticabili gommoni rossi di Reframe, che nel 2016 hanno rivestito le finestre di Palazzo Strozzi a Firenze!
Jinhua Architecture Park
Solo qualche anno prima Ai Weiwei riceve dalla municipalità di Jinhua, città originaria del padre, l’incarico di sviluppare un parco con un piccolo museo. Il risultato è un’opera collettiva che vede il coinvolgimento di diversi architetti e designer – 5 cinesi e 11 internazionali – a ognuno dei quali è affidata la realizzazione di un padiglione a funzione pubblica. 17 follies, a budget contenuto, ciascuna con l’imprinting del proprio autore.
“Tutti si stupivano della libertà di progettare qualunque cosa volessero, ma dovevamo fare molta attenzione al bilancio perché il Comune non aveva molti soldi.”
Lungo il parco è così possibile incontrare tra gli altri la reading room di Herzog & de Meuron, due tea house a firma di Fernando Romero e Liu Jia Kun, il welcome space di Till Schweizer, lo spazio espositivo di Tatiana Bilbao, il ristorante di Fun Design Consultant… una vera e propria esposizione a cielo aperto di architetture contemporanee che mixano culture provenienti da tutto il mondo con tecniche costruttive e materiali locali.

Bird’s nest
Il coinvolgimento di Herzog & de Meuron nel progetto di Jinuha deriva dal sodalizio già in essere tra l’artista e il duo di architetti svizzeri per il progetto dello Stadio Nazionale di Pechino, meglio noto come Bird’s nest per la forma e l’intreccio delle travi in facciata. Concepito non come un semplice contenitore sportivo ma come un vero spazio pubblico, l’edificio aspirava a divenire simbolo di democrazia e dell’apparente rinascita della Cina in apertura con il resto del mondo. Ideali che porteranno Ai Weiwei a prendere le distanze dal progetto, divenuto in realtà uno strumento di propaganda di un governo oppressivo e totalitarista contro il quale l’artista ha deciso di lottare. Una rottura che non ha influenzato il rapporto di collaborazione con lo studio di architettura con cui successivamente progetterà il Serpentine Pavilion di Londra (2012) e l’installazione newyorkese Hansel and Gretel (2017).
Un consiglio? Fino al 23 luglio the Design Museum di Londra ospita la mostra Ai Weiwei: Making Sense



