Quattro domande e sette designer. Tutti usciti da una laurea in architettura o product design e tutti di fama internazionale. Li ho incontrati durante la Milano Design Week 2018. Matteo Ragni, italiano, ha presentato un nuovo tavolo per Lightson con la collaborazione di Ceramiche Refin. Nika Zupanc, slovena, si è fatta intervistare sulla sua nuova sedia Love per Ghidini1961. Marc Sadler, francese naturalizzato milanese, l’ho incontrato davanti alla Cookstation per FPM. Cristina Celestino, italiana, ha svelato il tavolo Caryllon per GTV. Karim Rashid, canadese, ha voluto una foto con me (e non il contrario, giuro) al party per Vesta Design dove presentava la sua collezione Solid. Paolo Pininfarina, italiano, mi ha spiegato orgoglioso ogni dettaglio della sua cucina Vision per Snaidero. Hella Jongerius, olandese, mi ha parlato di cos’è il design davanti alla sua nuova collezione Diarama per Mutina Ceramiche.
Ognuno di loro ha risposto diversamente alle stesse domande: comparale e poi dimmi la tua nei commenti!

Karim Rashid
Che cos’è il design per te?
La parola “design” per me è prendere situazioni attuali, comportamenti sociali, tecnologie, materiali e metodi di produzione per realizzare qualcosa di adatto al momento in cui viviamo, ma che possa anche plasmare un mondo migliore.
Dove trovi le tue ispirazioni?
Dall’accumulo di lavoro dei precedenti 35 anni di lavoro.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Ho iniziato a progettare quando ero all’università, ma la scintilla che mi ha portato lì mi è stata data da mio padre. Lui era un artista e quando ero piccolo mi mostrava molti programmi televisivi su arte e architettura. Ricordo anche che il tavolino in salotto era sempre pieno di libri e riviste di architettura e design. Era una questione inevitabile, praticamente non ho avuto scelta.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Il design deve creare un mondo migliore, è intrinseco. Il design non è solo fare oggetti di uso quotidiano, ma deve plasmare e formare il mondo che ci circonda.

Leggi la sua storia nel volume “Karim Rashid. From the beginning“, di Laura Andreini.
Matteo Ragni
Che cos’è il design per te?
Niente. È un’attitudine al pensiero.
Dove trovi le tue ispirazioni?
Me lo chiedo anche io, nel senso che le ispirazioni arrivano nel luogo e nel momento meno programmato. Credo che l’ispirazione giusta avvenga quando non stai cercando la soluzione, spesso succede così. Chiaramente poi l’ispirazione arriva quando ti apri al mondo e a quello che succede attorno a te.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Da piccolo mia mamma diceva che ero molto ingegnoso e quindi pensava che volessi fare l’ingegnere. In realtà poi ho scoperto che volevo fare l’architetto, ma il primo anno di università ho scoperto che mi piaceva disegnare gli oggetti. Così, in maniera da architetto autodidatta, ho fatto i miei errori, i miei esperimenti e mi sono appassionato.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Assolutamente sì. I designer sono come dei politici, che aiutano le persone a vivere meglio. Il mio slogan è “We design for better things” (trad. ita: Progettiamo per cose migliori), preso da una canzone di Bruce Springsteen. Anche questo tavolo dove siamo seduti è un esempio, con la sua forma che invita alla convivialità.

Nika Zupanc
Che cos’è il design per te?
Cambiare il futuro, cambiando il presente.
Dove trovi le tue ispirazioni?
Generalmente trovo le mie ispirazioni nei posti che sembrano i meno adatti. Per esempio nella normale e noiosa quotidianità, nei piccoli dettagli, nell’energia della natura.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Ho sempre avuto dentro di me una grande forza, che ho seguito incondizionatamente. Non sono nata da una famiglia di designer, né di architetti, ma ho sempre avuto questa esigenza, quasi urgenza, di raccontare storie, che si è trasferita nel modo più semplice per me, nell’essere una designer.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Assolutamente. Penso che i designer possano urlare molto forte e farsi sentire. Per questo motivo penso soprattutto che i designer debbano essere molto attenti in quello che fanno. E penso anche che le persone che utilizzano gli oggetti di design debbano essere consapevoli di questo passaggio e del perché certe cose esistono e vadano usate in un certo modo.

Paolo Pinifarina
Che cos’è il design per te?
Il design è molto legato alla funzionalità. Mi piace pensare che sia un modo esteticamente piacevole di risolvere problemi funzionali.
Dove trovi le tue ispirazioni?
L’ispirazione, diciamo primordiale, la trovo nelle forme della natura: la fluidità, il dinamismo, l’aerodinamismo. L’ispirazione generale però viene dalla conoscenza, dall’esperienza, dal mantenimento di una coerenza con quello che si è fatto e anche dagli errori che si sono fatti.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
È un processo che è nato a metà degli anni ’80, da una felicissima intuizione di mio padre. Lui giustamente riteneva che Pininfarina avesse tutte le potenzialità per diventare per diventare designer a 360 gradi: non solo legato all’automobile, ma a tutto il mondo del design. Mio padre incaricò me di sviluppare questo progetto, che è partito dall’industrial design e dall’arredamento, dove Snaidero è stato uno dei primi partner, infatti festeggiamo quest’anno 30 anni esatti di collaborazione.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Assolutamente sì. Non basta disegnare cose belle o di lusso. Il designer deve scegliere materiali, tecnologie e soluzioni funzionali. Il designer ha proprio un ruolo etico, come l’architetto, deve lavorare per far sì che il mondo diventi un posto migliore.

Cristina Celestino
Che cos’è il design per te?
Soprattutto una passione, che è poi diventata anche il mio lavoro. Si tratta di unire progetto, valore estetico e narrativo per creare un prodotto che, oltre che essere funzionale, ha anche una storia da raccontare.
Dove trovi le tue ispirazioni?
Ovunque! Diciamo che saperle cercare e avere in mente cosa si sta cercando.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Ripensando alla mia infanzia, sono sempre stata creativa. Poi, dopo il Liceo Scientifico, ho iniziato la facoltà di architettura perché pensavo fosse vicina alle mie inclinazioni. Effettivamente, se tornassi indietro, farei comunque architettura. Poi dall’architettura, nel mondo del lavoro, sono passata al mondo del design.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Forse è un po’ pretenzioso, però in un certo senso ha questo ruolo. Ma comunque non darei troppa importanza al design, perché penso che in ogni lavoro ci siano responsabilità.

Per GTV lo scorso anno ho intervistato il duo LucidiPevere!
Hella Jongerius
Che cos’è il design per te?
Essere designer vuol dire fare una professione che impone di infondere novità. Il design ha una grande importanza sociale: noi possiamo portare all’attenzione di molti argomenti come la sostenibilità, il cambiamento culturale.
Dove trovi le tue ispirazioni?
Nella vita quotidiana: nell’arte, nella natura, nel mondo dove vivo. Per me l’ispirazione è ovunque io sia presente.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Sono una persona creativa, ma volevo realizzare prodotti non arte.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
Sì, assolutamente sì. Penso che il design abbia in sé delle responsabilità e penso che nel mondo ci sia bisogno anche di elevarci: viviamo in un mondo che ha già ciò di cui ha bisogno, quindi è importante creare cose nuove che possano portare dei cambiamenti positivi.

Leggi la sua storia nel volume “Hella Jongerius“, di Louise Schouwenberg.
Marc Sadler
Che cos’è il design per te?
È una domanda a cui rispondo da vent’anni. A seconda dei momenti dico cose diverse: in questo caso, vicino a queste mie valigie (ndb: Cookstation di FPM), è dare una risposta a un cliente. Una risposta di lusso, molto italiano.
Dove trovi le tue ispirazioni?
C’è un fattore culturale che sta dietro. Viaggio, vado nei musei, faccio un po’ la “spugna” e assorbo la cultura del momento. Però alle volte rispondo anche a richieste specifiche e laddove c’è un prezzo, un gusto, dei materiali vado a scavare nel mio bacino personale di informazioni che mi sono creato. Spesso però lavoro in team, con altri che portano competenze che io non ho.
Cosa ti ha portato a lavorare nel mondo del design?
Quando ero studente a Parigi era nato un nuovo corso. Si chiamava Estetique Industrielle, non si chiamava design perché i francesi odiano le parole inglesi. La cosa mi è piaciuta subito perché era diversa dall’architettura e a me è sempre piaciuto creare e riparare cose, mi ci vedevo bene. Mi sono iscritto a questo corso ed eravamo in quattro, mentre ora è molto di moda.
Pensi che il design abbia un ruolo di educatore sociale?
È fondamentale essere coscienti di quello che succede. Oggi lavorare con materiali riciclabili, come le valigie Cookstation in alluminio, è importante. Se posso influenzare i miei clienti in questo senso, cerco di farlo sempre, per lasciare un mondo migliore ai giovani di oggi.





Articolo bellissimo, molto curiosi i diversi spunti che hanno portate persone così diverse a essere accumunate da un filo estetico. Besitos
Ciao Yahima! Grazie mille 🙂
Grazie per questo articolo! Mi serviva proprio fare un refresh di design 😀 L’approccio del design come educatore sociale, mi piace moltissimo. Sarà che sono scuola Politecnico, è giusto che il design abbia una funzione!
Anche secondo me la funzione è fondamentale nel progetto di un oggetto 🙂 Anche io Scuola Politecnico, infatti!
Interviste molto interessanti che ben hanno saputo raccontare le mille sfacettature del concetto di design.
Grazie mille Laura 🙂 Spero di poter sempre di più a far conoscere tutto ciò che è design!
Che bella l’idea di intervistare dei designer. Ma sopratutto leggere le loro risposte su cosa significhi per loro “design” fa riflettere molto. Hanno dato tutti risposte con sfumature diverse, elogiando quasi una professione come fossero poeti. E questa cosa è stupenda! È bello sapere che gli oggetti di design non sono solo oggetti ben (a volte!) progettati, ma che sono sopratutto oggetti creati con amore! Questo gli da il vero valore!
Mille sfaccettature e anche risposte diametralmente opposte. Penso sia il bello della creatività! Grazie del commento Chiara 🙂