Qualche settimana fa è successo davvero ed era su tutti i giornali. Per la prima volta è stato emesso un timbro ufficiale, da parte dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, che porta il titolo di “architetta”. Anzi, ne sono stati emessi tre: le architette sono Silvia Vitali, Francesca Perani e MariaCristina Brembilla. Ho chiesto loro di raccontarmi questo grande passo!

Le tre sono state componenti del gruppo Archidonne, fondato dalla stessa Francesca Perani nel 2010, che si è distinto per la proposta di introduzione della quota “neo -genitori” perché – mi ha raccontato Francesca Perani – non si parli di maternità, ma di genitorialità. Nel 2016 hanno deciso di fare un ulteriore passo per allontanarsi dalla disparità di genere.
Il timbro ufficiale
Nel Novembre 2016 Silvia Vitali ha inoltrato la prima richiesta all’Ordine degli Architetti di Bergamo, a cui poi sono seguite anche quelle delle due colleghe. Il 15 Marzo, perfettamente in linea con i tempi tecnici, le richieste sono state approvate. A Bergamo quindi è possibile ricevere il duplicato al femminile del timbro fino ad ora declinato solo alla dicitura maschile.

Da parte dell’Ordine nessuna sorpresa: complice anche l’accettazione, da parte del Comune di Bergamo, di una delibera per iniziare un percorso di revisione dei termini utilizzati nella modulistica, in modo da mettere in evidenza entrambi i generi. Per loro è un modo per creare una nuova generazione e dare un esempio diverso, con una visione meno sessista.
Questa vicenda ha scatenato numerose critiche sul web: sfatiamo le critiche principali di chi sostiene che architetta non debba essere usato!
Le vere battaglie sono altre
In realtà… No. Ognuno di noi sceglie le battaglie che sente più vicine alla propria vita e al proprio animo. Non è corretto sminuire l’impegno che una persona profonde in una Causa, accostandola a qualcosa di completamente diverso.

La lingua italiana non prevede la desinenza femminile di architetto
Smettiamola di dire che il maschile svolge la funzione di “neutro”. Il maschile è maschile. L’Accademia della Crusca (ossia l’organo che vigila sulla lingua italiana in tutti i suoi aspetti) ha dato il via libera alla declinazione delle professioni maschili al femminile. Se poi vogliamo farne una mera questione linguistica è profondamente sbagliato dire “la architetto”, così come dire “l’architetto è stata” parlando di una persona di sesso femminile. La chiave per capire come declinare correttamente risiede negli articoli determinativi: la architetta, la ingegnera e la geometra. E per capire quando va usata la “a” o la “o” (geometro non esiste!) bisogna risalire all’etimologia, però non è questa la sede per un trattato di linguistica.
La tradizione vuole la desinenza maschile ed è meglio rispettarla
La tradizione è la stessa che ci fa dire “infermiera”, “maestra” e “parrucchiera”. Cecilia Robustelli ha pubblicato un famosissimo articolo per l’Accademia della Crusca in cui spiega che: “le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sono, celatamente, di tipo culturale.”

Cosa vuol dire? Vuol dire che per certe professioni la questione gira attorno al potere. Professioni come l’avvocato, il medico, il sindaco, l’architetto, l’ingegnere erano di esclusivo appannaggio maschile. Questo perché un tempo le donne non avevano nemmeno la possibilità di accedere a studi di questo tipo. Però adesso corre l’anno 2017 ed è giunto il momento di rendere la nostra lingua al passo coi tempi.
Usare architetta accentua le disparità di genere
Sinceramente non ho ben capito come. Usare la desinenza al femminile sottolinea che si è donne prima di tutto ed è proprio così. Eliminare la disparità di genere non significa totale abbattimento delle differenze, ma gioire delle proprie differenze e non farle diventare un handicap.
Usare architetta mi sminuisce come professionista
In molte pensano che usare la desinenza al maschile sia più autorevole. Si ritorna alla questione del potere, ma è importante capire che per essere prese sul serio non si devono (necessariamente) assumere atteggiamenti tipicamente maschili. Usare la desinenza maschile ci rende invisibili: sui testi scritti, sui timbri, nei discorsi. Se usiamo solo il maschile, le donne e la loro professionalità come possono emergere?

Dire architetta è brutto/patetico/inutile/ridicolo
La lista degli aggettivi diffamatori è lunga, qui ho selezionato solo quelli più gettonati. In realtà tutto sta nell’abitudine: ogni neologismo ha bisogno di tempo perché ci si abitui. Nel 2016 sono state inserite nel vocabolario 500 parole nuove. Architetta non è nemmeno così nuova, non sarà difficile abituarvisi!
La desinenza “tetta” è imbarazzante
Dire “archi-tetta” può causare un diffuso rossore sulle guance. Ma… Alle donne dona questo rossore, ci fa apparire carine e in salute! Naturalmente sto scherzando: posso comprendere che la nostra sia una professione sfortunata per questo aspetto. Se qualcuno cerca di farci sentire in imbarazzo, con una punta di malizia… Spieghiamo gentilmente che l’età della pubertà è passata per tutti. Il rispetto è fondamentale e, se è un collega, ricordiamo che c’è un codice deontologico da seguire!




Siamo all’inizio di un cambiamento, sicuramente, e per quanto mi
riguarda -sono una donna architetto- la parola architetta mi risulta
tremendamente sessista, anche se sono consapevole del fatto che dovro’
semplicemente abituarmi. Una parte di me si mette in discussione e
prende atto del cambiamento, forse necessario, e lo comprende. Una cosa
che non comprendo invece e’ la scelta della fotografia a corredo
dell’articolo, che enfatizza sulla discriminazione della famigerata
unica donna presente alla festa dei grandi architetti vestita da
lavandino, mentre gli altri sono vestiti da edifici. La trovo una scelta
non corredata da spiegazioni e piuttosto offensiva nei confronti della
donna stessa, la quale magari voleva proprio vestirsi da lavandino, e
non ci vedo nulla di strano, quella festa fu abbastanza assurda! Una
seconda cosa che non capisco e’ che se vogliamo veramente slegarci dalla
percezione sbagliata del nostro genere e vogliamo essere prese per
quello che siamo, ovvero delle professioniste, non voglio leggere “Dire “archi-tetta”
può causare un diffuso rossore sulle guance. Ma… Alle donne dona questo
rossore, ci fa apparire carine e in salute!” ecco, questa frase mi fa
incazzare, perche’ la dobbiamo smettere di parlare solo di rossetti e di
essere carine, porcocane stavamo parlando di donne architetto, di
architette e mi vieni a dire che se mi imbarazzo sono piu’ CARINA? Uff,
mi fa veramente fatica. Una terza cosa, e ultima, riguarda la biografia
dell’autrice dell’articolo: per quanto mi renda conto che non stiamo
scrivendo su riviste professionali, non mi puoi dire che sei
un’architetta, un’imprenditrice e che pero’ adori gli “Animali Pucciosi”
perche’ di nuovo anche qui mi cadi nello stereotipo di genere che
onestamente mi ha rotto le scatole.
Ciao Carpazia 🙂
Allora prima di tutto mi fa molto piacere che questo articolo sia per te uno spunto di riflessione e discussione. Veniamo alle tue “incazzature”:
1) La scelta dell’immagine del ballo del Beaux Arts riprende un discorso sulla mancata partecipazione (non per scelta) delle donne nel mondo dell’architettura fallica americana, come scrive Rem Koolhaas nel suo saggio Delirious New York. Ti invito a leggerlo e ad approfondire, perchè Edna Cowan viene in questo contesto sessualizzata in maniera molto maschilista.
2) La frase che mi cita è seguita dalla parola “scherzavo”.
3) Forse ti è sfuggita la mia biografia completa. AnimaliPucciosi.com è un progetto che, con un collega, ho avviato dal 2015 e tratta di architettura e design su misura per animali domestici.
3bis) Ritengo in realtà di essere libera di scrivere quello che voglio nella mia biografia e sul mio sito 🙂
A presto!
Gentile Violetta, premetto che questo non vuole essere un’attacco alla tua persona, e sostengo la tua completa liberta’ di scrivere quello che vuoi, come del resto sto facendo io, e gia’ per il solo fatto che tu porti in prima persona questo genere di discussione trova il mio sostegno piu’ completo. Quello che mi chiedo e’ cosa dobbiamo fare oggi per affermare noi stesse -in un mondo sicuramente dominato dai colleghi maschi- senza scadere in tutti quegli stereotipi della donna vittima di un cattivo mondo maschile che abusa di loro indiscriminatamente. E’ qui secondo me che dobbiamo cominciare a lavorare, senza chiedere “permesso, scusi e mi dispiace” e fare un po’ piu’ come cavolo ci pare, senza tutto questo ridondante vittimismo che ormai fa piu’ ridere che altro. Secondo me apprendere quelli che tu chiami “atteggiamenti maschili” sarebbe una cosa molto salutare, anche perche’ stiamo parlando di imparare a farci rispettare, ad essere assertive e professionali. Non sai quante colleghe ho visto utilizzare “atteggiamenti femminili” per ottenere qualcosa, e non mi riferisco alla mercificazione del sesso, quanto al porsi loro per prime in una posizione subalterna. Spero di non essere fraintesa, io sono una sostenitrice della causa femminile, ma spesso vorrei che le donne in generale, e specialmente quelle che praticano mestieri tecnici avessero loro per prime una salda e onesta fiducia nelle loro capacita’. Per quanto riguarda la povera Edna Cowan continuo a pensarla come una trovata molto ironica di una donna molto intelligente! E infine Animali Pucciosi. Da lettrice superficiale quale sono, anche rileggendo adesso, non si capisce che si tratta di un tuo progetto di design. Per concludere, credo che i confronti su temi come questo che hai trattato tu siano necessari e troppo rari per quanto mi riguarda. Daro’ un’occhiata piu’ approfondita al tuo sito, e ancora complimenti per tutto qullo che stai facendo.
La cosa mi fa sorridere… anche perchè ricordo perfettamente un giocoso “tour” organizzato da alcuni studenti quasi laureandi, il primo giorno del corso propedeutico al test di ingresso (a quel tempo c’era ed era selettivo… taaanti anni fa!)… allora c’era un piccolo tunnel che passava dalla Nave a … non ricordo bene quale altro edificio… fatto sta, che secondo i goliardici Alumni, il soffitto era rigato perchè gli ingegneri (maschi) tornavano verso gli edifici di ingegneria dopo l’incontro con le archi-tette dotati di corna 🙂 . Spero solo che non si decida di aggiungere al vocabolario anche “ingegnera”, non mi suona per niente bene e non ci tengo particolarmente!