Denise Scott Brown rappresenta una figura controversa del mondo dell’architettura: co-titolare di uno dei più importanti studi di progettazione della seconda metà del Novecento, docente in alcune delle più note università americane e critica di portata internazionale. Tuttavia, per decenni, il suo nome è stato quasi esclusivamente nominato per indicare la moglie (più raramente la socia) di Robert Venturi. Scopriamo quindi insieme la straordinaria vita, e carriera, di una delle donne che nel mondo dell’architettura ha rappresentato e contrastato apertamente il gender gap.

Classe 1931, nata in Zambia da una famiglia di origini lettoni e lituane, Denise Scott Brown intraprende gli studi in architettura dapprima in Sudafrica, proseguendo poi presso l’Architectural Association School of Architecture di Londra in un periodo di fermento per la cultura pop, che la porta a conoscere artisti e architetti dell’Indipendent Group come Reyner Banham, Peter e Alison Smithson. È proprio Peter Smithson che le suggerisce di studiare con Louis Kahn, motivo per cui decide di iscriversi al programma di pianificazione urbana presso la University of Pennsylvania. La stessa Università in cui comincia a insegnare nel 1960 e dove conosce Robert Venturi, suo giovane collega dalle idee affini.
Learning from Las Vegas
Da un’iniziale interesse di Denise verso i processi di formazione delle nuove città, in particolare le road-town statunitensi, e da un viaggio-studio a Las Vegas a cui prendono parte entrambi, nasce l’idea di analizzare da vicino la città cresciuta a tutta velocità nel bel mezzo del deserto del Mojave. Un luogo in cui i cartelloni pubblicitari al neon e la bassissima densità urbana rivelano un primo esemplare di città virtuale. Così, proprio con la pubblicazione Imparare da Las Vegas del 1972, viene sancita la fama della coppia e la presenza dei loro nomi nella storia dell’architettura contemporanea. Successivamente Denise Scott Brown proseguirà la ricerca insegnando a Yale e mescolando gli studi urbani sia con i tradizionali metodi empirici delle scienze sociali, sia con gli studi sui media e la cultura pop.

Uno studio condotto a 4 mani
Partner nella vita e sul lavoro, Denise Scott Brown e Robert Venturi fondano nel 1968 lo studio Venturi, Scott Brown & Associates, alternando all’insegnamento e alla ricerca, la progettazione in campo edilizio e urbanistico. Insieme si occupano dello sviluppo di campus universitari e progetti di edifici, come l’hotel Nikko in Giappone, la Sainsbury Wing della National Gallery a Londra, il bizzarro Children’s Museum di Houston, che unisce spunti architettonici disparati con l’immaginario cartoon in una personale chiave post-modern, o la Franklin Court, una ricostruzione dello “scheletro” dell’abitazione di Benjamin Franklin che riunisce la passione di Denise per l’archeologia, il costruito e l’urbanistica dei quartieri.

Il Pritzker negato
Alcune giovani donne che lavorano nell’architettura mettono in dubbio la necessità del movimento femminista, sostenendo di non aver subito alcuna discriminazione. La mia preoccupazione è che […] le donne che non hanno una coscienza femminista, vedendo i loro colleghi uomini che si fanno strada davanti a loro, probabilmente pensano che i loro insuccessi siano colpa loro.
È il 1991 quando la commissione del più prestigioso premio di architettura, il Pritzker Prize, decide di assegnarlo unicamente a Robert Venturi, non considerando la totale condivisione e co-autorialità dei progetti e adducendo come scusa l’impossibilità di suddividere il premio tra più persone; problema che verrà “magicamente” risolto dieci anni dopo con l’assegnazione del premio al duo Herzog e De Meuron! Una scelta discussa, controversa e contestata in primis dallo stesso Venturi, e in periodi più recenti da una petizione lanciata dall’associazione di studentesse Women in architecture, che ha raggiunto circa 12.000 firme, richiedendo la riassegnazione del premio anche a Denise Scott Brown. Un riconoscimento a oggi ancora negato, nonostante la brillante carriera di una delle donne più influenti del mondo dell’architettura contemporanea.
Denise Scott Brown ha denunciato il gender gap nel mondo dell’architettura in numerosi eventi, interviste e con il saggio Room at the top? Sexism and the Star system in Architecture



