Architetta | Un’architetto e un’architetta all’8 Marzo. #LottoMarzo

Architetta | Un'architetto e un'architetta all'8 Marzo. #LottoMarzo

Sono giorni che vado cercando di prendere la decisione “giusta”: sono un’architetta libera professionista e l’8 Marzo 2017 si avvicina lo sciopero internazionale. Donne e uomini di tutto il mondo hanno scelto di rendere la giornata internazionale della donna un momento di protesta condivisa, in Italia gestito dal comitato Non una di Meno. Protesta che tocca 8 punti (come l’8 Marzo), per una giornata di autodeterminazione, perché le donne contano e uno sciopero globale in 40 Paesi del mondo può dimostrarlo.

Ma un’architetta può scioperare l’8 Marzo? (e un architetto?)

Silvia Botti di Abitare scrive nell’editoriale di Marzo 2017 che: “nel vasto campo dell’architettura e del design, le donne ci sono, sono tante, fanno cose molto interessanti e innovative in ogni parte del mondo. Anche quando si tratta di rivendicare diritti fondamentali.” In Italia il numero delle studentesse di architettura è circa il 60%, il numero delle architette scende circa al 42% del totale, ma pare che quest’ultime guadagnino in media il 57% in meno al mese rispetto ai colleghi architetti.

Chi lavora come libera professionista può fare la differenza in una giornata di sciopero straordinario? Credo che la risposta sia affermativa: io sciopero dal mio ruolo di donna, sciopero dalle imposizioni e dagli stereotipi. Perché un’architetta non aggiunge un tocco di gentilezza in uno studio di soli uomini, né si occupa esclusivamente di interior design e nemmeno ne sa di meno del cliente sulla domotica solo perché è una donna.

Cosa vuol dire in concreto scioperare? Che farò esattamente quello che voglio, per un’intera giornata. Che appoggio gli scioperi nazionali indetti dai sindacati per chi lavora da dipendente. Che porterò il femminismo nell’architettura, perché ce n’è bisogno. E gli uomini?* Nessuna di noi ha mai pensato di escludere una categoria in favore di un’altra. Dopotutto al WWF non sono Panda eppure cercano di salvarli lo stesso.

Un architetto, un'architetto e un'architetta. Verso #LottoMarzo
©Buzzfeed

Architetto con l’apostrofo o architetta?

Scioperare quindi: per mostrare un grande vuoto, per far capire in 24h quanto le donne e chiunque sostenga la parità di genere possano fare la differenza. Come ho scritto sopra scioperare non solo nel lavoro, ma nella vita. E se provassimo a scioperare dalle tradizioni grammaticali? Se per un giorno, uno soltanto, chiamassimo le persone con la corretta desinenza cosa potrebbe succedere?

Mi riferisco chiaramente al grande dubbio amletico di tante e tanti di noi: un’architetto o architetta? Possiamo scomodare l’Accademia della Crusca, che ha dato la sua entusiastica approvazione. Oppure possiamo semplicemente pensare al vuoto di cui parlavo. Noi donne esistiamo, studiamo e lavoriamo. La nostra posizione dovrebbe essere pari a quella degli uomini. Eppure sui documenti ufficiali, nelle presentazioni, sui biglietti da visita, all’Ordine degli architetti noi non esistiamo. C’è un grande vuoto linguistico.

Un architetto, un'architetto e un'architetta. Verso #LottoMarzo

Siamo tutti uguali, diranno i più scettici (o scettiche), basta aggiungere un’apostrofo. Eppure quando si parla l’apostrofo non si vede. Siamo uguali nella nostra diversità: utilizzare il femminile non è imbarazzante e non sminuisce la nostra professionalità. Non valgo meno perché uso il femminile, esplicito soltanto una forma grammaticalmente corretta verso la persona che sono.

Come giustamente ha scritto Women in Architecture: “Se qualche parola suona male è soltanto perché non abbiamo ancora avuto modo di abituarci a questo suono. E se non siete d’accordo allora non siete più autorizzat* a dire “cliccare, manager, jobs act, …. e petaloso”.

Io sono un’architetta. E tu?

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* il mondo non segue il binarismo di genere, credo fermamente che vi siano più di 2 generi. Tuttavia ho ritenuto opportuno semplificare il concetto, in questa sede.

Dati statistici: elaborazione Abitare su dati del Consiglio europeo degli Architetti (Ace) / Almalaurea, XV Indagine (2013) – Condizione occupazionale dei laureati / Donne nello studio e nella ricerca al Politecnico.

6 comments
  1. Siamo all’inizio di un cambiamento, sicuramente, e per quanto mi
    riguarda -sono una donna architetto- la parola architetta mi risulta
    tremendamente sessista, anche se sono consapevole del fatto che dovro’
    semplicemente abituarmi. Una parte di me si mette in discussione e
    prende atto del cambiamento, forse necessario, e lo comprende. Una cosa
    che non comprendo invece e’ la scelta della fotografia a corredo
    dell’articolo, che enfatizza sulla discriminazione della famigerata
    unica donna presente alla festa dei grandi architetti vestita da
    lavandino, mentre gli altri sono vestiti da edifici. La trovo una scelta
    non corredata da spiegazioni e piuttosto offensiva nei confronti della
    donna stessa, la quale magari voleva proprio vestirsi da lavandino, e
    non ci vedo nulla di strano, quella festa fu abbastanza assurda! Una
    seconda cosa che non capisco e’ che se vogliamo veramente slegarci dalla
    percezione sbagliata del nostro genere e vogliamo essere prese per
    quello che siamo, ovvero delle professioniste, non voglio leggere “Dire “archi-tetta”
    può causare un diffuso rossore sulle guance. Ma… Alle donne dona questo
    rossore, ci fa apparire carine e in salute!” ecco, questa frase mi fa
    incazzare, perche’ la dobbiamo smettere di parlare solo di rossetti e di
    essere carine, porcocane stavamo parlando di donne architetto, di
    architette e mi vieni a dire che se mi imbarazzo sono piu’ CARINA? Uff,
    mi fa veramente fatica. Una terza cosa, e ultima, riguarda la biografia
    dell’autrice dell’articolo: per quanto mi renda conto che non stiamo
    scrivendo su riviste professionali, non mi puoi dire che sei
    un’architetta, un’imprenditrice e che pero’ adori gli “Animali Pucciosi”
    perche’ di nuovo anche qui mi cadi nello stereotipo di genere che
    onestamente mi ha rotto le scatole.

    1. Ciao Carpazia 🙂

      Allora prima di tutto mi fa molto piacere che questo articolo sia per te uno spunto di riflessione e discussione. Veniamo alle tue “incazzature”:

      1) La scelta dell’immagine del ballo del Beaux Arts riprende un discorso sulla mancata partecipazione (non per scelta) delle donne nel mondo dell’architettura fallica americana, come scrive Rem Koolhaas nel suo saggio Delirious New York. Ti invito a leggerlo e ad approfondire, perchè Edna Cowan viene in questo contesto sessualizzata in maniera molto maschilista.
      2) La frase che mi cita è seguita dalla parola “scherzavo”.
      3) Forse ti è sfuggita la mia biografia completa. AnimaliPucciosi.com è un progetto che, con un collega, ho avviato dal 2015 e tratta di architettura e design su misura per animali domestici.
      3bis) Ritengo in realtà di essere libera di scrivere quello che voglio nella mia biografia e sul mio sito 🙂

      A presto!

      1. Gentile Violetta, premetto che questo non vuole essere un’attacco alla tua persona, e sostengo la tua completa liberta’ di scrivere quello che vuoi, come del resto sto facendo io, e gia’ per il solo fatto che tu porti in prima persona questo genere di discussione trova il mio sostegno piu’ completo. Quello che mi chiedo e’ cosa dobbiamo fare oggi per affermare noi stesse -in un mondo sicuramente dominato dai colleghi maschi- senza scadere in tutti quegli stereotipi della donna vittima di un cattivo mondo maschile che abusa di loro indiscriminatamente. E’ qui secondo me che dobbiamo cominciare a lavorare, senza chiedere “permesso, scusi e mi dispiace” e fare un po’ piu’ come cavolo ci pare, senza tutto questo ridondante vittimismo che ormai fa piu’ ridere che altro. Secondo me apprendere quelli che tu chiami “atteggiamenti maschili” sarebbe una cosa molto salutare, anche perche’ stiamo parlando di imparare a farci rispettare, ad essere assertive e professionali. Non sai quante colleghe ho visto utilizzare “atteggiamenti femminili” per ottenere qualcosa, e non mi riferisco alla mercificazione del sesso, quanto al porsi loro per prime in una posizione subalterna. Spero di non essere fraintesa, io sono una sostenitrice della causa femminile, ma spesso vorrei che le donne in generale, e specialmente quelle che praticano mestieri tecnici avessero loro per prime una salda e onesta fiducia nelle loro capacita’. Per quanto riguarda la povera Edna Cowan continuo a pensarla come una trovata molto ironica di una donna molto intelligente! E infine Animali Pucciosi. Da lettrice superficiale quale sono, anche rileggendo adesso, non si capisce che si tratta di un tuo progetto di design. Per concludere, credo che i confronti su temi come questo che hai trattato tu siano necessari e troppo rari per quanto mi riguarda. Daro’ un’occhiata piu’ approfondita al tuo sito, e ancora complimenti per tutto qullo che stai facendo.

  2. La cosa mi fa sorridere… anche perchè ricordo perfettamente un giocoso “tour” organizzato da alcuni studenti quasi laureandi, il primo giorno del corso propedeutico al test di ingresso (a quel tempo c’era ed era selettivo… taaanti anni fa!)… allora c’era un piccolo tunnel che passava dalla Nave a … non ricordo bene quale altro edificio… fatto sta, che secondo i goliardici Alumni, il soffitto era rigato perchè gli ingegneri (maschi) tornavano verso gli edifici di ingegneria dopo l’incontro con le archi-tette dotati di corna 🙂 . Spero solo che non si decida di aggiungere al vocabolario anche “ingegnera”, non mi suona per niente bene e non ci tengo particolarmente!

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