#ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

#ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

Un pomeriggio della Milano Design Week 2017, tra la moltitudine di oggetti e arredi che ho visto, ho notato un piattino semplicissimo, bianco con i bordi leggermente imperfetti: uno splendido esempio di ceramica wabi sabi. Era di GioveLab, il laboratorio artigianale di Giorgia Brunelli e suo marito. La sede è in Trentino e i due artigiani producono oggetti per la tavola e la casa in ceramica, grès e legno.

“Per me gli oggetti hanno un senso se sono utili, ma anche portatori di quella bellezza che viene dalle cose fatte a mano con amore.”

#ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

I tuoi oggetti a chi si ispirano? Dove trovi l’ispirazione principale per le tue creazioni?

La mia ispirazione principale viene, da sempre, dalla ceramica wabi sabi giapponese, la filosofia che esalta l’arte dell’imperfezione come stile di vita. Il wabi sabi lo vedi in una tazza rotta e poi aggiustata, in un oggetto che apparteneva alla nonna e che sia legato alla memoria. I giapponesi riuniscono nella parola wabi sabi tutto ciò che viene prodotto con il cuore. Amo tutto ciò che non è nuovo di zecca, ciò che è creato a mano e che abbia una storia. Tutto ciò che è bello proprio perchè è fragile ed imperfetto.

E nei tuoi oggetti di ceramica wabi sabi come esprimi questa filosofia e come la coniughi con la praticità?

Tutti i miei pezzi hanno questa sorta di imperfezione nei bordi, nella forma: però non è mai eccessiva. L’estetica ha un suo valore, ma forma e funzionalità anche e quindi ci deve essere un punto di incontro tra bellezza e funzionalità. Un oggetto non può essere troppo imperfetto perchè dal punto di vista funzionale non risulterebbe vantaggioso usarlo. Allo stesso tempo però non può essere troppo perfetto perchè si perderebbe il fatto che ci sono state mani che lo hanno toccato, rifinito e studiato.#ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

Lo studio è un aspetto fondamentale e ce n’è tantissimo. Per esempio anche il manico di una tazza, che può sembrare un elemento banale, vuole tantissimo studio: vanno fatti prototipi, li studio, li guardo, li uso, li miglioro man mano. Poi arrivo a un punto in cui la funzionalità ed estetica mi convincono e mi piacciono e allora inizio la produzione.

Tu e tuo marito utilizzate in laboratorio porcellana, grès porcellanato e legno. Come mai queste scelte?

Io creo  dal 1997, mio marito lavora da sempre il legno. Inizialmente ero una ceramista raku, ma ad un certo punto ho cambiare e smettere di fare cose solo decorative (ndr: il raku è una ceramica usata solo per oggetti decorativi). Volendo però fare oggetti d’uso mi sono focalizzata su porcellana e grès, andando un po’ anche a innovare. #ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

In Italia la tradizione delle maioliche è fatta di ceramiche cotte a bassa temperatura che, pur essendo bellissime, hanno dei grossi limiti di resistenza meccanica. Porcellana e grès invece essendo sottoposte ad un processo di bi-cottura ad alte temperature sono molto meno fragili e più performanti.

Parlando di grès porcellanato, il processo di produzione non è facile: tu hai un tuo forno personale? Come ti sei organizzata?

Sì, ho più di un forno! Quando ho scelto di produrre con il grès ho dovuto convertire tutto: nè forni, nè smalti che usavo erano adatti. E non solo: essendo un materiale con caratteristiche di lavorabilità molto diverse dalla ceramica tradizionale, ho dovuto reimparare tutto. All’inizio è stata molto dura, perchè ho impiegato un anno e mezzo a tirare fuori dal forno qualcosa che mi piacesse! E’ stato un lungo percoso di tentativi e sperimentazione, di cui vado fiera.#ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

Tuo marito lavora il legno e tu la ceramica: come combinate le vostre diverse personalità all’interno di Giovelab?

Mio marito conosce anche la porcellana e il grès, anche se lavora prevalentemente il legno. Lui è molto tecnico nel suo approccio, mentre io sono molto più empirica: ci completiamo molto, anche se il nostro stile alla fine è diverso. Lui preferisce le cose rifinite, mentre io amo l’effetto grezzo: ogni oggetto alla fine rispecchia sia me, che lui.

Tu sei molto attiva su Instagram: sei tu che lo gestisci e fai le foto?

Quella dei social è stata la mia sfida 2.0! Praticamente all’inizio il mio ufficio stampa ha curato tutto (Facebook e sito), poi mi sono appassionata e ho preso in mano le cose io e ho iniziato a studiare. All’epoca, era il 2012, non avevo nemmeno uno smartphone, ma un vecchio Nokia arancione! Qualche anno dopo mio padre mi ha regalato un iPhone 6 (che era l’ultimo uscito quell’anno), e a quel punto mi sono detta “provo ad aprire anche Instagram e vediamo”. Mi è piaciuto tantissimo, molto più di Facebook. Mi dà un grande senso di libertà, perchè posso esprimere anche me stessa, la mia vita e i miei boschi. #ChiediamoloA GioveLab: ceramica wabi sabi in Trentino

Hai qualche consiglio per le giovani artigiane di oggi?

Instagram è stata la mia prima sfida online. Ad esso ho deciso di aggiungere lo shop online, qualcosa che può davvero funzionare solo con un certo tipo di esposizione mediatica. E il messaggio che vorrei dare alle giovani artigiane di oggi è proprio di non avere paura, di raccogliere le sfide, soprattutto questa dei social. E non dimenticarsi mai che tutto quello che fai e che sei passa attraverso le foto, che per raggiungere certi obiettivi ci vuole cura e impegno.

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