Generazione rent: pensieri sparsi sulle nostre vite in affitto

Generazione rent: pensieri sparsi sulle nostre vite in affitto

Qualche tempo fa un’amica mi ha spinta a riflettere sul concetto di casa per noi Millennials, definiti appunto Generazione Rent. I Millennials sono quelle persone nate a metà del decennio 1980 e quello del 1990. Ma sto divagando. Dicevo, qualche mese fa ho iniziato a scrivere: per me stessa in realtà, senza sapere se avrei mai pubblicato questo articolo qui sopra, poi il mio compagno mi ha convinta a premere il tasto pubblica. Sto divagando di nuovo.

Dicevo, il concetto di casa, di spazio personale: per me casa è un luogo dove poter arredare le pareti coi ricordi.

Ma noi giovani Millennials siamo la generazione che più viaggia e si sposta, senza avere una “fissa dimora”. Siamo quelli che difficilmente avranno mai una casa propria. Non siamo senzatetto , ma la nostra valigia è sempre pronta, piena dello stretto necessario. Via il superfluo: un Kindle che contiene la nostra libreria, un computer portatile, cambi di abiti sparsi in città diverse, angoli di cassetti che qualcuno riserva per noi. Noi giovani che viaggiamo. Noi giovani che siamo precari. Noi giovani che stiamo in stanze in affitto. Noi giovani che cerchiamo il nostro posto nel mondo, il nostro spazio personale. Lo spazio personale… La casa. Per anni la casa è stato contenzioso dei diritti di genere: la casa appartiene alla femmina, che la cura. La casa appartiene al maschio, che la paga e la costruisce. Per la nostra generazione questo dualismo di genere è svanito. A noi basta una casa. E per noi architetti e architette questo dualismo è ancora più marcato.

Generazione rent: pensieri sparsi sulle nostre vite in affitto

Una esplicativa copertina del Time sui Millenials, del 2013

La mia mente corre ad una recente tragedia, in cui sono rimasti coinvolti due giovani che conoscevo. Vivevano a Londra, precari, giovani come me. Lei, la prima persona che ho conosciuto all’Università a Venezia. Lui, un ragazzo con cui ho preparato un esame di gruppo in cui prendemmo 30 e lode. Persone che incontri, con cui condividi spazi, aspettative e futuro. “Chi è il tuo architetto preferito?” “Siza, io adoro il razionalismo spagnolo”. E poi l’università finisce e si diventa giovani in affitto. E quando succedono tragedie devastanti si leggono opinioni di ogni tipo, perché tanti sentono il bisogno di dire la loro sulla nostra generazione. Sul perché viviamo così. Sul perché facciamo certe scelte.

Ma sono scelte che facciamo con consapevolezza o scelte che ci troviamo a fare? Esiste un business enorme attorno alla generazione rent, attorno a questo modo di vivere in affitto. Datori di lavoro che ti assumono in virtù di sgravi fiscali. Contratti di affitto e abbonamenti dei treni. Mobili pensati per chi cambia spesso casa, ergonomici, leggeri e multiuso. Compensi in visibilità, in buoni Amazon, in oggetti, che hanno un valore, ma non per comprare casa. Se vivi con i tuoi, se lavori nell’azienda di famiglia sei un bamboccione, sei un raccomandato, sei fortunato. Quindi tanti emigrano, tanti altri rimangono.

Generazione rent: pensieri sparsi sulle nostre vite in affitto

credit: sejkko

Io ho scelto di rimanere, sorprendendo anche una parte di me. Ho scelto di provare qui ad avere una casa, ad avere una risposta sola a chi mi chiede “dove abiti?”. Ho scelto di arredare le mie pareti di ricordi con calma, nel frattempo li porto sempre con me in valigia. Non so dove mi porterà la strada che ho percorso, ma spero di poter contribuire a rendere meno “in affitto” la mia generazione. E soprattutto spero di far passare il messaggio che la mera fortuna non esiste. Perchè noi Millenials siamo sicuramente una generazione che sa cosa vuol dire impegnare anima e corpo in un lavoro che si ama, ma che ci fa guadagnare poco.

Tu che scelta hai fatto?
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