Archiviaggi | Le donne del Bauhaus: tour in Germania

Archiviaggi | Le donne del Bauhaus: tour in Germania

Nel 2019 ricorrono i 100 anni dalla fondazione del Bauhaus e la Germania celebra questo anniversario con tantissime attività, mostre e aperture straodinarie, anche scoprendo un Bauhaus inedito. Le donne del Bauhaus erano il 60% delle iscritte, dal momento dell’apertura della scuola nel 1919. Pochissime però sono riuscite a portare a termine gli studi o a farsi un nome a livello internazionale. Come mai? Io l’ho scoperto sul campo, in un tour in Germania di cui vi ripropongo le tappe, per individuare i luoghi fisici dove hanno lavorato e quello che ci hanno lasciato, prima di svanire dalla Storia.

Non perderti il video del mio viaggio! Se lo hai già visto invece, prosegui per scoprire le tappe del tour sulle donne del Bauhaus.

1° tappa: Weimar

Qui è dove è nato tutto, sotto l’egida di Groupius. Il Bauhaus si fondava su principi estremamente progressisiti, di uguaglianza tra etnie e generi. Fu la prima scuola dove le donne avevano accesso ad una istruzione universitaria in Germania, dove potevano studiare l’arte e l’architettura senza rimanere a casa con un tutore privato, dove potevano diventare professioniste vere invece che restare delle semplici appassionate.

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Sembrano studentesse qualsiasi, ma alcune di loro hanno cambiato la storia del design.

Bisogna però ricordarsi che era il 1919 e la parità tra i sessi un concetto molto astratto. Gropius stesso era convinto che le donne non potessero studiare architettura, in quanto biologicamente incapaci di pensare in 3 dimensioni: conseguentemente le donne erano relegate all’ambito “Arts and crafts”, ossia lavori considerati femminili come la tessitura e la ceramica. Ad oggi naturalmente la situazione è cambiata e a Weimar si è cercato, forse, di fare ammenda al proprio sessismo passato. Proprio al Bauhaus di Weimar ha studiato ed insegnato l’architetta Heike Hanada, progettista del Museo del Bauhaus Weimar, che aprirà le sue porte il 5 Aprile 2019.

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Una vista in 3D fotorealistico di un lato del Bauhaus Museum Weimar

Qui, suddivisa su cinque piani, sarà distribuita la collezione più antica del mondo di oggetti e documenti del Bauhaus, a testimonianza del grande impatto di questa scuola nel mondo. L’edificio è un cubo minimalista, incastonato su una base di cemento con una facciata costituita da vetri opachi e illuminata durante la notte da fasce orizzontali LED.

2° tappa: Erfurt

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Vista esterna della Margaretha Reichardt Haus, a Erfurt

A pochi km da Weimar si trova Erfurt, un’altra cittadina tipica della Turingia ed importante tappa per gli amanti del Bauhaus sconosciuto. Qui ha infatti sede la casa laboratorio di Margaretha Reichardt, detta Grete, una delle più importanti studentesse e creative del Bauhaus, una di quelle che “ce l’ha fatta”. Si è formata a Dessau, sotto la guida della celebre insegnante Gunta Stölzl e con lei ha fatto praticantato presso Marcel Breuer.

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Il corridoio interno, con una foto raffigurante Grete Reichardt

La scuola di tessitura del Bauhaus è stata una vera fucina di talenti. Era il corso verso cui venivano indirizzate di più le donne, che durante gli anni ’20 hanno prodotto complessivamente circa 900 disegni tessili. Conosciuti come i tessuti Bauhaus, questi tessuti decorativi per rivestimenti e tappezzerie sono stati ispirati dagli studi sui colori e sulle forme di Johannes Itten, Paul Klee e Wassily Kandinsky. Le persone dietro a tutto ciò includono Anni Albers, che unì al telaio meccanico la produzione manuale; Benita Koche-Otte, un’influente insegnante e designer, i cui tessuti rimangono in produzione; Gertrud Arndt, che originariamente aspirava a studiare architettura, ma i cui tappeti sono finiti sul pavimento dell’ufficio di Gropius; Gunta Stözl, la prima donna direttrice di un dipartimento al Bauhaus.

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La casa di Grete Reichardt è tappezzata di sue produzioni: dai cuscini per le sedie, ai tappeti, agli arazzi alle pareti

La Margaretha Reichardt Haus di Erfurt è il laboratorio di tessitura a mano aperto nel 1933, dove Grete Reichardt produceva tessuti ed insegnava il suo metodo a dei praticanti. In una carriera durata oltre 50 anni, ha prodotto un corpus eccezionale di opere, principalmente motivi tessili ed arazzi.

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Anche la trama più semplice richiede tantissime ore di lavoro, sul telaio inventato da Grete Reichardt

Oggi la casa è visitabile e permette di vedere i telai manuali in azione, grazie ad una delle sue studentesse Christine Leister, che tutt’ora produce tessuti utilizzando i modelli storici. Grete Reichardt non ha mai parlato del suo periodo al Bauhaus con le sue studentesse, che ancora oggi si chiedono il perchè di questo mutismo. E me lo chiedo anche io.

La stanza dei telai: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove, quando sono in azione, c’è un rumore assordante

Erfurt si pone come la cittadina simbolo delle donne del Bauhaus. La mostra “Bauhaus gals” tratta della vita e del lavoro di  Gertrud Arndt, Marianne Brandt, Margarete Heymann e Grete Reichardt e di come hanno influito sul lavoro delle generazioni successive e di come sono riuscite a farsi strada in un mondo di uomini, uscendo dalla stereotipo della donna “moglie e madre”. La mostra “Bauhaus women” (ossia Donne del Bauhaus!) invece mostra i lavori delle attuali donne del Bauhaus, con una selezione di opere di 35 insegnanti e laureate presso la facoltà di architettura del Bauhaus di Weimar.

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Angermuseum Erfurt, Foto: Dirk Urban | La sede di una delle due mostre, nel centro di Erfurt

Bauhaus Gals: dal 24 Marzo al 16 Giugno 2019 presso l’Angermuseum Erfurt, Anger 18, Erfurt. || Bauhaus women: dal 19 Aprile al 14 Luglio 2019 presso la Kunsthalle Erfurt, Fischmarkt 7, 99084 Erfurt

3° tappa: Dornburg

Ci spostiamo di circa 250 km, per approdare in un paesino di 8.000 abitanti, con case a graticcio, tende di pizzo alle finestre ed un castello in stile Rococò che domina la vallata. Qui, in una delle dependance del palazzo, ha sede l’ultimo autentico laboratorio Bauhaus, equipaggiato con l’arredamento originale.

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Questa tappa è obbligatoria anche solo per il panorama

Nonostante la breve durata di soli 5 anni, il periodo scolastico a Dornburg ha avuto un profondo impatto sullo sviluppo della ceramica moderna. Molti dei più influenti ceramisti tedeschi del XX secolo hanno imparato il loro mestiere qui, tra cui Marguerite Friedlaender, Werner Burri, Theodor Bogler e Franz Rudolf Wildenhain. L’unica donna in questo elenco è anche la prima donna ha prendere un diploma come ceramista in Germania, ma soprattutto è l’unica donna ad aver completato gli studi in ceramica presso il Bauhaus.

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Gli interni sono stati restaurati, il museo aprirà il 21 Aprile 2019

Ogni anno aderivano circa una quindicina di studenti, di cui metà era di sesso femminile. Solo Marguerite Friedlaender riuscì a portare a termine gli studi e il motivo va ricercato nella cultura patriarcale. Ufficialmente non è mai stata data una spiegazione, ma erano le donne che si occupavano della manutenzione degli strumenti di lavoro, della pulizia del laboratorio e della cucina durante la giornata. Sommato ad una giornata dove si stava chine sul tornio oppure si trasportavano sacchi di argilla è facile capire che le condizioni di vita fossero molto dure e poco eque. Per molte poi, gli studi si interrompevano con il matrimonio.

4° tappa: Dessau

Questa è la tappa finale, un po’ come quella delle donne del Bauhaus. Il Bauhaus venne chiuso nel 1933, dopo un fugace trasferimento a Berlino, accusato di fare anti-propaganda nei confronti del regime nazista. Qui è dove le donne del Bauhaus hanno studiato ed insegnato. Di loro in queste mura non ci sono molte tracce, bisogna cercarle.

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Una stanza ricostruita come era un tempo, dove si può anche soggiornare dal 2019. I tessuti sono tutti frutto del lavoro del laboratorio di tessitura.

Per esempio nelle fotografie che documentano la vita del Bauhaus, ad opera di Lucia Moholy (moglie del celebre László Moholy-Nagy): purtroppo ad oggi l’archivio è frammentato e protetto da diritti, poichè dopo la fuga dai nazisti di Lucia nel 1933, Gropius si appropriò dei negativi e li pubblicò senza darle alcun credito e tagliandola fuori dalla Storia della scuola.

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Autoritratto di Lucia Moholy, 1930.

Impossibile non citare anche Marianne Brandt, la prima donna che partecipò al laboratorio dei metalli. Studiò al fianco di Moholy-Nagy e ne divenne prima collaboratrice, poi sostituta come direttrice del dipartimento. Sono suoi alcuni design iconici che caratterizzano la storia degli oggetti del Bauhaus.

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Tea Infuser modello MT 49, Marianne Brandt. Questo specifico esemplare è stato venduto nel 2013 per 361.000 $

Questo elenco sta diventando lungo, tanto che forse è il caso di scriverci un libro. Negli ultimi anni però è stato attuauto un importante studio di ricerca sulle donne del Bauhaus, per dare loro il giusto spazio sui libri e nella nostra memoria. Ti invito ad organizzare un viaggio ripercorrendo queste tappe, in una veste insolita e ai più sconosciuta!

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Ringrazio l’ente del turismo della Germania per il supporto nella realizzazione di questo articolo.

E non dimenticarti di lasciare un cuoricino! 😉
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