#ChiediamoloA Marta Sansoni: designer sociale

#ChiediamoloA Marta Sansoni: designer per il sociale

Una voce con un leggero accento toscano, l’amore per il proprio lavoro: è Marta Sansoni, architetto e designer fiorentina. È famosa soprattutto per la sua collaborazione con Alessi, per cui ha prodotto, tra le altre, le linee “Cactus!” e “Ba-Rock”, ma la sua carriera è lunga e costellata di successi e progetti – soprattutto di interni. In occasione della Milano Design Week 2017 ha progettato la collezione “Floating On” per l’impresa sociale Guri I Zi, esposta dal 4 al 9 Aprile presso la Fondazione Gianfranco Ferrè, in Via Tortona.

Guri I Zi è il nome di un piccolo paesino dell’Albania dove, dal 2006, l’omonima impresa sociale combatte la disoccupazione femminile attraverso il design etico, per realizzare una linea di prodotti tessili per la casa. Marta Sansoni invece è una designer italiana piuttosto nota nel panorama del design italiano. Come è nata questa collaborazione tra te e loro?

Mi è sembrato un progetto interessante perchè rivolto al sociale e credo che oggi far finta di niente non sia più possibile: come donna e designer ho, io stessa, incontrato delle difficoltà nel mio lavoro. Questa è stata un’operazione tutta al femminile tra me ed Elena e Nicoletta di Guri I Zi, grazie alla presidente Anty Pansera di D come Design, verso altre donne. Donne dell’Albania del nord, una zona estremamente povera, che hanno avuto coraggio, forza e determinazione per realizzare una piccola impresa. Un progetto che è una salvezza per loro.#ChiediamoloA Marta Sansoni: designer per il sociale

La collezione si compone di 3 pouf: ma come si è svolto il processo creativo, fino al prodotto finito?

Guri I Zi produce tessuti, ma volevamo realizzare qualcosa che avesse a che fare con l’arredamento. Ho pensato quindi a un pouf, ovviamente in tessuto. Poi è nata l’idea di svilupparlo in 3 dimensioni: uno molto piccolo (diametro 60 cm), uno medio (diametro 90 cm) e uno dalla dimensione maxi (diametro 140 cm), che svolge quasi una funzione da chaise longue. La forma è organica e ricorda un sasso lisciato dall’acqua.

In seguito è nata l’idea di associare ai due pouf più grandi anche degli accessori. Sono un tavolino – servomuto per un appoggio laterale e un’asta portalampada da aggiungere al tavolino, dove il paralume è fatto con tessuto Guri I Zi. Si tratta un tessuto molto leggero in doppio strato che lascia filtrare la luce morbida.

Il colore che ho scelto è il bianco. Per me è un colore molto simbolico, che rappresenta il concetto di “origine”, i campi di cotone, la farina per il pane, la tunica di Cristo. Il bianco diventa un filo conduttore, che permette di giocare con le sfumature: dal bianco ecrù naturale fino alle cuciture bianche candide, che danno una tridimensionalità all’ogetto.

Mi piace pensare a questi pouf come ad un rifugio intimo: mi ci accoccolo sopra, con la mia luce calda, la tazza del tè sul tavolinetto, un fiore nel vaso e la copertina sulle ginocchia e lì trovo una sorta di intimità dallo squallore esterno. Un galleggiare al di sopra delle ansie del quotidiano.

#ChiediamoloA Marta Sansoni: designer per il sociale

Un simbolo è anche il titolo: Floating On, vuol dire “galleggiare”. Questi pouf diventano simbolo delle zattere o delle boe di salvezza nel mare, pensando a tutti i profughi che attraversano il mediterraneo per sfuggire a guerre e persecuzioni.

Parlando di simboli, quanto pensi che possa aiutare ad abbattere i muri degli stereotipi?

Deve essere compito del design abbattere gli stereotipi. Il design non deve essere un’operazione di esclusione. Un oggetto ha il massimo successo quando lo trovi in molte case. Il vero successo è che un oggetto diventi di grande diffusione, come per esempio un oggetto Alessi o come Ikea. Gli oggetti di design aiutano a combattere l’infelicità nel mondo, favoriscono la bellezza e l’estetica, rendono possibile, a chi non ha grandi possibilità economiche, una promessa di felicità.

 Guri i Zi è una causa sociale importante, perchè favorisce l’indipendenza femminile: da donna a donna, cosa ne pensi della situazione femminile nel tuo ambito in Italia?

Nasco e lavoro come architetto di interni. Ho incontrato molta resistenza durante gli anni. Sull’architttura di interni meno, perchè si pensa che in un ambiente più controllato allora anche una donna ci possa riuscire. Però nei grandi cantieri la figura femminle è confinata a ruoli anni luce lontani da quella che dovrebbe essere la parità. C’è un ambiente ancora molto reticente, un fatto legato alla cultura. È una grandissima piaga e rende la vita faticosa per le donne che scelgono di perseguire questa strada. La crisi economica ha amplificato tantissimo le difficoltà professionali, ma come se non bastasse noi donne dobbiamo comunque dimostrare qualcosa in più, in tutti i campi.#ChiediamoloA Marta Sansoni: designer per il sociale

Architetto con l’apostrofo o architetta?

Io non mi definisco. L’unica cosa che dico sempre è questa: io non faccio l’architetto, sono un’architetto ed è una cosa molto diversa. Per me non è un lavoro, ma una passione. Io sono realizzata quando posso creare e realizzare un progetto e vedere un riscontro da parte di un cliente.

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