Architetta | Zaha Hadid, la donna delle prime volte

Architetta | Zaha Hadid, la donna delle prime volte

Ha chiesto più volte di non essere chiamata “architetto donna” e si è sempre impegnata per denunciare la difficile situazione femminile nel campo dell’architettura. Perciò iniziare la mia rubrica sulle donne architette che non possiamo dimenticare parlando di Zaha Hadid mi è sembrato naturale, anche se è difficile accantonarla su un paragrafo di un libro di storia. Zaha Hadid è stata un’architetta anglo-irachena, scomparsa nel 2016.

“Architetta, non solo un architetto donna”

Sono d’accordo con lei. L’inutilità di specificare la parola “donna” è evidente nel momento in cui al maschile non si fa. Come per tante altre professioni non è infamante utilizzare il femminile, non si sminuisce una professione se la si declina in modo grammaticalmente corretto. Architetta dunque, per valorizzare il proprio lavoro e la propria posizione senza necessità di sottolineare che si è brave quanto un uomo (architetto). Come ci ricorda l’Accademia della Crusca: “Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società“. Dissertazioni femministe a parte sulla capacità della lingua italiana di evolversi (e attendo i vostri commenti in fondo all’articolo), Zaha Hadid si è affermata come professionista nel suo campo e lo ha fatto come donna, spianando la strada a molte altre.

La donna delle prime volte

Chiamata “l’architetto di carta”, poichè per dieci anni non ha realizzato nulla, ha dimostrato che le donne possono rivoluzionare il mondo. La sua carriera inizia nel 1972 quando si trasferisce a Londra per studiare architettura. Lavora per Rem Koolhaas ed Elia Zenghelis, in OMA di cui diventerà socia nel 1977. Nel 1980 fonda il suo studio Zaha Hadid Architects a Londra. Nel 1990 viene realizzato il suo primo progetto fisico, la Stazione dei Pompieri presso il Vitra Campus.

Architetta | Zaha Hadid, la donna delle prime volte

I pilastri storti della Fire Station del Vitra Campus

Appartenente alla corrente decostruttivista dell’architettura, ha spesso realizzato progetti che sfidano i limiti della fisica. Le linee fluide sono il suo tocco distintivo, unito però ad un grande rigore per le forme pulite e all’uso di colori neutri.

Nel 2000 è scelta per progettare il padiglione della Serpentine Gallery di Londra, esposizione temporanea che seleziona ogni anno un esponente di spicco dell’architettura. Nel 2004 è stata la prima donna a vincere il Pritzker Prize, auspicandosi di essere la prima di una lunga serie. Per ora, a titolo informativo, è stato vinto solo da Kazuyo Sejima nel 2010 (SANAA). Nel 2008 è entrata a far parte della classifica delle 100 donne più potenti del mondo, secondo Forbes. Nel 2010 ha vinto il Premio Stirling (anche qui prima donna a riceverlo) per il suo lavoro a Roma, il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Nel 2011 ha vinto di nuovo il Premio Stirling per la Evelyn Grace Academy di Brixton. Nel 2016 è stata la prima donna a ricevere la Royal Gold Medal, un riconoscimento britannico per l’architettura.

Zaha Hadid in Italia

L’Italia non poteva privarsi del genio di questa architetta, anche se molti progetti sono ancora in fase di realizzazione.

MAXXI (2010)

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©Massimiliano Calamelli

Zaha Hadid vince il concorso nel 1999 con un progetto che convince “per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano e per la soluzione architettonica innovativa”. Il MAXXI va oltre l’idea dell’edificio museale, ma diventa un’intersecarsi di spazi pubblici diversamente fruibili. Non mancano le pareti curve, naturalmente, ma è la presenza delle variazioni di quota e dell’articolazione tra i diversi volumi tra loro che rende il MAXXI un museo unico. Per questo motivo vince il Premio Stirling, un premio britannico che premia il progettista di un edificio di spicco costruito all’interno dell’Unione Europea.

MMM Corones (2015)

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© Andrea Rocco

Si tratta di un museo che fa parte del Messner Mountain Museums, un percorso museale con sei diverse sedi nell’arco alpino ideato dal celebre alpinista Reinhold Messner. Zaha Hadid ha realizzato il museo dedicato alla storia dell’alpinismo, che è l’ultima tappa del percorso. Situato a Plan de Corones, a 2.275 metri, è il museo più alto delle Dolomiti. Interamente in calcestruzzo, le linee curve e il colore neutro lo rendono quasi parte della roccia stessa.

Stazione marittima di Salerno (2016)

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©Helene Binet

Pensato nel 2000, la stazione viene definita dalla presentazione ufficiale “un’ostrica con un guscio duro esterno che racchiude elementi fluidi e morbidi all’interno. Una copertura “temprata” che costituisce uno scudo protettivo dall’intenso sole del Mediterraneo“. È sviluppato su due livelli, divisi in tre blocchi connessi tra loro per un totale di 4.500 mq.

Residenze e Grattacielo a Citylife (2016-2017)

CityLife è il progetto di riqualificazione dello storico polo urbano della Fiera di Milano. Sarà presto la più grande area pedonale di Milano, cosa che ho constatato di persona qualche pomeriggio fa. Parte della zona è già completata e percorribile, tra cui anche le residenze Zaha Hadid, di cui vi avevo mostrato gli interni tempo fa. Le residenze si compongono di circa 230 appartamenti, già abitati a partire dal mese di Settembre 2013 dai nuovi acquirenti.

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La vista sulla Torre Hadid dalla Penthouse delle residenze Hadid

Quest’area però non è solo residenziale, ma è conosciuta anche come Tre Torri. Progettate dalle archistar Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind. La Torre Generali, progettata da Zaha Hadid, è stata ultimata nella sua parte strutturale e verrà completata entro il 2017: le sue misure sono 170 metri per 44 piani.

Stazione di Napoli Afragola (2017 – 2018)

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© Zaha Hadid Architects | Un render del progetto

Il progetto è stato presentato nel 2003 e i lavori dovevano terminare nel 2008. Tuttavia a causa di alcuni rallentamenti l’inaugurazione ufficiale è prevista per il 2018. L’idea progettuale è quella di un ponte sopra i binari: un elemento legante che costituisce continuità tra i binari e le fasce di prato che si estendono ai due lati. Il progetto prevede anche una galleria vetrata di oltre 5.000 mq, dotata di shader per una diffusione solare controllata.

Zaha Hadid è una donna che ha lasciato il segno nel mondo, che ha lasciato che l’architettura venisse prima di lei, del suo genere e della sua etnia. Ed è stata premiata per questo.

Lasciami un commento, sono curiosa di sapere cosa pensi di lei!

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