Architetta | Lina Bo Bardi: un'italiana in Brasile

Architetta | Lina Bo Bardi: un’italiana in Brasile

Lina Bo Bardi (1914 – 1992) è stata un’architetta italiana naturalizzata brasiliana. È stata la prima donna architetto che ho incontrato durante il mio percorso scolastico e non l’ho mai potuta dimenticare. Una donna che si è costruita una carriera fuori dall’Italia e che non ha avuto paura di inseguire la propria felicità.

Chi è Lina Bo Bardi?

Una laurea in architettura a Roma e l’inizio della carriera nello studio milanese di Gio Ponti. Ma in Italia la sua carriera non partiva e la Seconda Guerra Mondiale decretò definitivamente l’insuccesso del suo percorso in proprio. Nel 1946 si sposò con Pietro Bardi e si trasferirono assieme in Brasile, pronti per cominciare assieme una vita diversa. Nel 1951 divenne una cittadina brasiliana.

Architetta | Lina Bo Bardi: un'italiana in Brasile

Lina Bo Bardi in cantiere.

Il brutalismo e la cultura brasiliana

Lo stile di Lina Bo Bardi è certamente brutalista, come si può vedere nel progetto del Museo di Arte Moderna di San Paolo realizzato nel 1968. Questo museo è il più grande dell’America Latina ed è un enorme volume sospeso su quattro “zampe”, in modo da creare una piazza coperta al piano terra.

Un altro edificio di grande importanza per la sua carriera è il Secs del quartiere Pompeia, del 1977-1986. In questo caso si tratta di una ristrutturazione di una fabbrica di frigoriferi, che diventa uno spazio collettivo per il benessere sociale. Qui viene espressa al massimo la filosofia architettonica di Lina Bo Bardi: sapere assolvere ai bisogni quotidiani delle persone, come queste si relazionano con gli spazi. Quindi lo spazio viene lasciato pressochè intatto, con parziali addizioni per rifunzionalizzarlo.

Architetta | Lina Bo Bardi: un'italiana in Brasile

©paulisson miura | Una vista del SECS di Pompeia: le finestre sono come buchi in una grotta.

La Bo Bardi infatti adotta la cultura brasiliana come propria e ne diventa un tassello culturale importante per la Storia del Brasile. Lavora moltissimo sul concetto di arte popolare e studia le tradizioni e le filosofie africane e brasiliane.

La casa de Vidro

Ma è forse il suo primo lavoro, del 1951, a consacrarla come architetta brasiliana di spicco. La Casa de Vidro, oggi museo a lei dedicato, è la casa dove ha vissuto con il marito fino alla morte. Si trova nel quartiere residenziale di Morumbi a San Paolo. La residenza Bardi è un edificio molto semplice e molto funzionale, di chiara matrice europea e razionalista.

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©mishmoshimoshi | La vista dal giardino della Casa de Vidro.

All’epoca però il quartiere non esisteva ancora e la casa si trovava nella vegetazione tipica brasiliana, come un rifugio segreto nel bosco, che dominava con la sua facciata a vetrata continua. Per questo venne chiamata Casa de Vidro. Alla casa si accede tramite una scala in ferro, che si staglia tra i pilotis del piano terra. La zona giorno e la zona notte sono collegate da un corridoio centrale che unisce i due volumi e lascia spazio per una piccola corte interna con giardino. Tutto l’arredo e la suddivisione degli spazi sono pensati dando la priorità ai movimenti e al corpo umano, lasciando trapelare la cultura e l’intelligenza della sua progettista.

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